Londra  ( Debora Gianinetti)  – Mi chiedo a cosa somigli il posto all’inferno riservato a coloro che hanno promosso la Brexit senza nemmeno la bozza di un piano su come portarla avanti in sicurezza”.

Sono parole durissime quelle del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk espresse durante la conferenza stampa con il premier irlandese Leo Varadkar. Sono la riprova tangibile di un’Unione europea inflessibile, forse bruciata e ferita dalle decisioni del Parlamento britannico, un muro che sembra impossibile da scalfire.
Sono parole che pesano come macigni su Theresa May, che domani sarà a Bruxelles a cercare di trovare un compromesso tra le due controparti, in particolare sulla questione del backstop in Irlanda, il punto cruciale del disaccordo tra l’Unione europea e Londra.Si tratta dell’accordo che garantisce che non venga eretto un confine rigido fra Irlanda e Irlanda

del Nord. E’ particolarmente osteggiato dai più conservatori perché ritenuto alla stregua di una classica unione doganale, che obbligherebbe così il Regno Unito a mantenere le regole
commerciali europee per un periodo indeterminato. Viene visto come la vera e propria negazione della Brexit.
La May dovrà presentarsi agli incontri di domani con spalle larghe e piedi ben piantati a terra, perché Tusk ha addirittura rincarato la dose: “La posizione dei 27 è chiara ed è espressa nei documenti concordati con il governo britannico. I 27 non fanno alcuna nuova offerta”. Il negoziato è quindi chiuso.

Il viaggio della May probabilmente non particolarmente utile. La soluzione non sembra essere a portata di mano, e non ci sono stati passi avanti significativi che possano far sperare in una risoluzione rapida e indolore (anche se il 29 marzo è sempre più vicino).

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