Brexit, 8 no: bocciate tutte le proposte alternative al piano May

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Credit: Skynews.co.uk

Londra (Deborah Gianinetti) – Altra serata di fuoco in quel di Londra: stasera il Parlamento è stato chiamato di nuovo al voto, questa volta rivolto a otto proposte alternative al piano di uscita dall’Unione europea proposto da Theresa May.

Inizialmente è stato approvato il cambio della data della Brexit con 441 voti favorevoli e 105 contrari. Se verrà votata positivamente anche alla Camera dei Lord, la nuova data ufficiale per l’uscita dall’Ue sarà il 22 maggio. In caso contrario sarà il 12 aprile.

Ma le gioie sono state piuttosto brevi e non esattamente intense: tutti le altre proposte presentate questa sera in aula sono infatti state bocciate, riportando la situazione in uno stato di stallo (che sembra ormai essere senza fine).

Ecco i risultati:

  • Lasciare l’Unione europea senza un accordo il 12 aprile: 160 a favore e 400 voti contro.
  • Adottare il modello norvegese, rimanendo all’interno del mercato unico, con accordi doganali e EFTA: 188 voti a favore e 283 contro.
  • Modello norvegese, senza unione doganale: solo 65 voti a favore.
  • Lasciare l’Ue con un’unione doganale nel Regno Unito: 264 a favore, 272 contro.
  • Un’unione doganale permanente, che includa l’allineamento con il mercato unico sui futuri diritti e regolamenti dell’Ue (proposta da Corbyn): 237 a favore e 307 contro.
  • Revocare l’articolo 50 nel caso in cui una no deal Brexit non sia esplicitamente approvata da parte dei parlamentari un giorno prima la data dell’uscita: 184 a favore e 293 contro.
  • Qualsiasi accordo deve essere sottoposto al voto del popolo tramite un secondo referendum: 268 a favore e 295 contro.
  • In caso di mancato deal, chiedere all’Ue un “arresto” del processo mentre si negozia un accordo commerciale: 139 a favore e 422 contro.

Cosa accadrà a questo punto? La May aveva annunciato le sue dimissioni nel caso in cui fosse stata necessaria una nuova negoziazione per un nuovo accordo. A questo punto potrebbe decidere di rimanere fino alla fine del periodo di transizione, evidentemente il problema non è il suo deal.

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