Londra – (philip Baglini Olland)  Era una tra le sfide degli scienziati , verificare se la teoria della Relatività Generale se era valida anche nelle condizioni più estreme che possiamo trovare nel cosmo cioe’ in prossimita’ di buco nero. Einstain ancora una volta ha avuto ragione.

E’stato visto per la prima volta l’orizzonte degli eventi e il  buco nero, quello della nostra galassia.

Una notizia che da fisico mi elettrizzamolto, e raccontarla come gioranlista altrettanto.

Studiare i buchi neri, sapere che esistono e non vederli per molti scienziati e’ stato difficile, spesso sconfortante, ma era una questione di tempo.

Oggi per la prima volta nella storia si e’ potuto vedere un buco nero nero al centro della galassia Messier 87. È un oggetto distante 53 milioni di anni luce, che raccoglie in “appena” 38 miliardi di km una massa di 6,5 miliardi di masse solari.

Il protagonista di tutto questo e’ invisibile e’ buco scuro e nero, ma e’ che ci ha regalato oggi una emozione che rimmara’ nella storia della scienza.  Vedere per la prima volta l’orizzonte degli eventi di un buco nero l’effetto della luce che disegna una mezza luna luminosa ha veramente una cosa di incredibile di surreale.

È l’ombra del buco nero al centro di M87, una enorme galassia a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra nel vicino ammasso della Vergine (e non, come ci si attendeva, di quello al centro della Via Lattea, Sagittarius A).

Immaginiamo che il buco nero sia una sfera con un certo raggio, il cosiddetto “raggio di Schwarzschild”. Diciamo che questo è il raggio dell’orizzonte degli eventi. La minima distanza attorno a cui la materia può orbitare stabilmente attorno al buco nero corrisponde a 3 raggi di Schwarzschild; a distanze minori non ci sono orbite stabili, quindi questo è il raggio minimo del disco di accrescimento. Essendo caldissimo, il disco emette molta luce. L’anello che vediamo è appunto la luce (in banda radio) proveniente dal disco.

LondonONEradio ha intervistato Matteo Miluzio astrofisico dell’ESA

MEGA TELESCOPIO PER VEDERLO 

Per vedere oggetti cosi lontani da noi () c’e’ voluto un maga telescopio che e’ la somma di 8 telescopi sparsi sul pianeta terra a migliaia di chilometri l’uno dall’altro, dalle Ande cilene alle Hawaii, dal Messico alla Spagna, dagli Usa all’Antartide, che puntantavano come uina immensa parabola tutti verso il buco nero.

I diversi radiotelescopi sono sincronizzati con la tecnica “interferometria a lunghissima base” e con un orologio atomico e i dati ottenuti da ognuno sono stati combinati attraverso algoritmi che gli scienziati hanno impiegato anni a sviluppare e poi a far girare.

Dati che non sono potuti nemmeno passare dalla rete internet, ma spostati manualmente Su hard disk appositi e trasportati ad un super computer per l’elaborazione. Gli hard disk hanno viaggiato in aereo verso i due centri di calcolo dove si trovano i supercomputer: all’Haystack Observatory del Mit, nel Massachusetts, e l’altro al Max Planck Institut fur Radioastronomie, a Bonn.

l’elaborazione dei dati e’ stata complessa e ci sono stati anche alcuni italiani infatti L’Inaf è parte del progetto Europeo Black Hole Cam (Bhc), di cui lo stesso Ciriaco Goddi è il Project scientist. Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl dell’Istituto Nazionale di Astrofisica – Ira Bologna sono due ricercatrici del nodo italiano dell’Alma Regional Centre, nella sede dell’Inaf di Bologna.

Lui aveva ragione

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