Linda Pasqui:” qui a Londra ci lasciano morire a casa ecco la mia storia”

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Londra (Milena Galasso) E’ italiana. Avvocato, l’appello di Linda: “Qui a Londra ci lasciano morire a casa da soli”

Il video di Linda sta facendo il giro del web, e non solo : “Salve… sono un membro del NHS… sono italiana… sono un legale… e dallo scorso lunedì ho contratto il coronavirus” inizia così, con la frase rotta dal respiro pesante, l’appello di Linda Pasqui, 49 anni, originaria di Pontecorvo (Frosinone).

È a Londra da 6 anni, membro dell’NHS, cittadina europea, residente in Inghilterra con permesso, con gli stessi diritti degli inglesi – dice – paga la national insurance… eppure si sente abbandonata dal governo inglese.

La rabbia, rotta dall’emozione, e’ chiara e tagliente, il sistema sanitario inglese non cura bene le persone. E il pensiero va alla morte del giovane italiani di 19 anni Luca Di Nicola di qualche giorno fa’.

“Chiami l’111 ed è una presa in giro… chiami il 922… un’altra grandissima presa in giro…” si sfoga Linda, e aggiunge: “Ci avete mandato a vedere i pazienti, da clinici a non clinici, fino a una settimana fa, con i guanti che lasciano i polsi scoperti, la mascherina non la potevamo mettere perché sennò mettevamo paura ai pazienti…e intanto io ho preso il coronavirus, e intanto sto a combattere con la morte, e intanto l’NHS mi
ha lasciato a morire a casa, il governo mi ha abbandonata”.

Infine, si rivolge agli italiani: “Vergogna. Italiani fate qualcosa, fatevi sentire”
E per fortuna, dopo la diffusione del video, è partita la mobilitazione. Secondo quanto riportato da FrosinoneToday:
<<Due amici di famiglia di Linda Pasqui, Gabriele Picano e Manuela Di Ruscio, entrambi avvocati, sono riusciti nel corso della notte a parlare con un funzionario della Farnesina che non ha dato garanzie ma che proverà a far arrivare un medico presso l’abitazione della donna e del suo compagno. Linda Pasqui lavora come avvocato-manager presso un noto ospedale londinese e nelle sue condizioni ci sono decine di
persone.>>


Sezione dedicata al coronavirus

La terribile testimonianza  in un ospedale a Londra