La riflessione: La solitudine della quarantena per un expat

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la riflessione di una nostra lettrice

Londra (Giulia Salerno,) Sono settimane strane.. Siamo confinati, chiusi, sospesi.

È come se lo spazio si fosse ristretto e il tempo si fosse fermato.

Da expat, hai vissuto questo dramma in modo doppio: ti sei angosciato quando il virus ha preso piede in Italia, e ti sei agitato quando è arrivato nel tuo Paese.

È stato come vedere una preview del futuro, e quindi quello che sarebbe successo di li’ a poco anche da te.

Essere un expat in questa circostanza è dura e si possono accentuare ancora di piu’ alcuni aspetti difficili e delicati del vivere all’estero: sto parlando della solitudine, della nostalgia e dell’isolamento sociale.

Magari gia’ da tempo ogni tanto facevi i conti la mancanza di casa, con la nostalgia di cio’ che per te è familiare, del supporto di chi ti conosce da sempre e delle scarse nuove amicizie.

Con la quarantena probabilmente tutti questi vissuti si sono amplificati.

Il senso di costrizione e il temporaneo impedimento di tornare a casa forse rende il tuo desiderio di vicinanza ancora piu’ forte.

Alcuni expat si sentono soli a casa e abbandonati, altri vivono male l’incertezza rispetto a cosa accadra’, altri ancora se la cavano bene ma non vedono l’ora di riavere la propria vita indietro.

Quello che pure viene a galla come non mai è quella domanda che spesso ci poniamo e che talvolta evitiamo, ovvero quanto ci sentiamo appartenenti al nostro nuovo Paese.

Ci sentiamo parte di quella comunita’? Ci stiamo sentendo partecipi di quello che succede dove viviamo?

Per molti la risposta è si, e questa situazione è un’occasione per sentirsi piu’ vicini alle persone, per altri invece è una conferma della distanza che sentono. Alcuni ad esempio si stanno muovendo per aggregarsi alle iniziative di supporto locali, mentre altri sono fermi e guardano con tristezza i video dei cori di gruppo italiani.

Se all’inizio di questa circostanza il nostro vissuto era di shock e spavento, ora è facile che sia subentrato il dolore.

Dolore per le rinunce che abbiamo dovuto fare, per gli incontri e i progetti cancellati, per la nostra quotidianita’ che è cambiata, per l’umanita’ ferita.

Magari sentiamo la perdita della normalita’, della socialita’, della liberta’ e della sicurezza. E quando viviamo una perdita, anche se temporanea, sentiamo dolore.

Ed è importante dirlo a noi stessi: quello che sto sentendo è dolore.

Quando lo nominiamo, gli diamo una cornice e un contenimento. Se pensi “sento dolore ma non dovrei, altri stanno peggio di me”, ti invito a dare importanza a cio’ che vivi e di dire a te stesso: “sento dolore, fammi sentire questo dolore per 5 minuti”.

Di cosa ha bisogno il dolore? Di un testimone, di qualcuno che lo veda.

 

Giulia Salerno, Psicologa e Psicoterapeuta

Autrice del libro “Trasferirsi all’estero: superare le difficolta’ e vivere la vita che vogliamo” Vive a Brighton (UK)