Londra – Durante la pandemia del coronavirus, si sono registrati più di 70mila rimpatri di italiani provenienti da 117 Paesi grazie al duro lavoro di Ambasciate e Consolati italiani in tutto il mondo. Di questi 70mila, pensate che circa 30mila sono stati effettuati sulla tratta aerea Londra-Roma.

Tuttavia, guardando alle statistiche, gli italiani sono i cittadini che pagano di più i loro voli aerei rispetto ad altri cittadini europei. Una simile disparità è stata causata in gran parte dalle decisioni del governo italiano. Attualmente, infatti il Ministro degli Affari Esteri (Luigi Di Maio) non ha richiesto l’attivazione dell’UPCM (meccanismo di protezione civile dell’UE).  L’unica volta che il governo italiano ha chiesto l’attivazione è stato il 21 febbraio scorso per far rientrare da Tokyo 37 italiani.  

Di Maio ha deciso di accedere al Meccanismo UE una sola volta: “perché il Regolamento del Meccanismo Unionale di protezione civile prevede che esso possa essere attivato solamente per Paesi in cui non esiste opzione commerciale di rientro […] Questo per evitarne l’uso eccessivo, per assicurare rispetto dei principi di solidarietà, equità e proporzionalità. E che ci dovevano essere anche altri cittadini europei sul volo”.

Perciò, non utilizzando i fondi europei, il costo degli altri rimpatri è stato scaricato sulle tasche degli italiani. In questo modo i connazionali si sono ritrovati a prenotare voli di 800 euro da New York, all’inizio anche i primi voli d’emergenza Alitalia da Londra a Roma richiedevano circa 800-900 euro, anche se ora sono stati abbassati raggiungendo un totale di circa 400 euro (solo andata per Roma) e circa 200 euro (solo il ritorno per Londra)

Alpitour e Alitalia, inoltre, hanno confessato di non aver ricevuto alcun contributo finanziario dallo Stato e quindi costretti ad offrire voli a prezzi che per molti italiani sono inaccessibili.

Alitalia dichiara: “tutte le operazioni di rimpatrio di connazionali attraverso voli speciali sono state effettuate in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina, ma senza alcun contribuito economico o altre iniziative a supporto”. La compagnia aerea italiana finora ha rimpatriato circa 60mila italiani, ma ora a causa delle regole di distanziamento sociale che devono essere applicate anche a bordo degli aerei, imbarca quasi la metà dei passeggeri e questo ha inciso sulle tariffe che sono più alte del normale data l’impossibilità di accogliere più passeggeri per riempire gli aerei.

Inoltre con la riduzione dei passeggeri a bordo, per rispettare la legge sul distanziamento sociale, non si assicura una minima presenza di altri passeggeri UE e quindi ora sarebbe più difficile richiedere una seconda attivazione dell’UPCM che pretende “altri cittadini europei sul volo”.