Roberta Chiatti (Londra) – La vitamina D ha compiuto un ulteriore passo avanti per essere utilizzata come potenziale “antidoto” per prevenire e trattare il coronavirus.

Pochi giorni fa, il Ministro della salute, Matt Hancock, ha chiesto ai consulenti sanitari del governo di produrre nuove linee guida sul suo utilizzo. Ora il governo vorrebbe seguire l’esempio della Scozia e somministrare per 4 mesi dosi di vitamina D 2 milioni di persone anziane e vulnerabili.

QUesto perchè vi è una crescente preoccupazione che molte persone possano avere livelli di vitamina D più bassi del solito a causa della permanenza in casa per periodi più lunghi durante la pandemia. La vitamina D è una proprietà fondamentale per il corpo

L’effetto della vitamina D sul sistema immunitario è stato a lungo dibattuto tra gli esperti. Numerosi studi hanno suggerito che bassi livelli di vitamina D sono associati a un rischio più elevato di morte per coronavirus e perciò ritengono che averne in quantità sufficienti permette di  ridurre i danni ai tessuti causati dalle infezioni polmonari.

Più alti sono i livelli di melanina nella pelle, più bassi sono i livelli di vitamina D creati, che è esacerbata in luoghi con meno luce solare, il che significa che le persone di colore nel Regno Unito possono essere a maggior rischio di carenza e tra i primi a ricevere linee guida per assunzione di vitamina D.

Non è un caso che, secondo gli ultimi studi, la comunità BAME è la più colpita dal virus. Per questo nei prossimi giorni sapremo come l’NHS opererà in merito distribuendo gli integratori gratuitamente a chi ne ha più bisogno.