Londra (Carlo Lopre) É successo al Royal London Hospital, i medici su ordine del giudice hanno staccato i macchinari che tenevano in vita a Archie Battersbee, 12 anni – trovato privo di conoscenza in casa a Southend, nell’Essex, il 7 aprile .

Per il tribunale, le condizini di Archie erano irreversibili. Secondo la Madre no che grida il suo dolore : “Non basta una diagnosi di morte probabile”, ha poi aggiunto Hollie, dicendosi “disgustata dall’atteggiamento del giudice (di primo grado) e dei medici”, visto che “il cuore di Archie batte ancora” e lui “mi ha stretto la mano“.

Chi ha ragione? Quanto diritto ha un giudice di decidere sulla vita al posto di un familiare?

Temi e quesiti molto delicatati, che da anni sono al centro dell’attenzione di molti governi, ma che una solizione definitiva non é ancora stata trovata.

Un verdetto  che dà ragione ai sanitari, rivoltisi alla magistratura di fronte alla contrarietà dei familiari, e non é la prima volta che accade. É il potere della legge contro il DNA della famiglia, contro la vita di chi ha dato la vita.

Scoppia la polemica in UK, proprio in queste ora dove in Italia il caso di Fabio Ridolfi da 18 anni a causa di una tetraparesi infermo nel letto ha iniziato il Suicidio assistito, con la  sedazione profonda che lo addormenterá fino alla morte.

Due storie simili, uguali nel dramma, uguali per quel soffio che é la vita.

Cosa é giusto o sbagliato lo dediderá il tempo e la volontá di chi vuole scegliere di vivere o more. Fabio ha scelto lui di morire farla finita come un diritto sulla vira. Per Archie Battersbee, 12 anni ha deciso il tribunale, una legge, un giudice, e quattro carte con un timbro.