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cultura: La Turchia e l’Europa

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E’ un banco di prova per l’Europa quello di marciare sulla strada della storia allorché si arriverà all’ingresso della Turchia nell’Unione europea. Questo perché l’ingresso dei turchi introduce il delicato problema di una identità anche islamica dell’Europa che già oggi conta più di 22 milioni di musulmani. E’ un ingresso di non poco conto né può essere considerato alla stessa stregua degli attuali  paesi. E’ un fatto storico considerata la conformazione culturale e religiosa del Paese già ora il più europeo e comunque il più occidentale del Medio Oriente. Questa sua caratterizzazione storica risale fin dal XVI secolo allorché la Turchia fu coinvolta a più riprese  nei conflitti intereuropei  e occasionalmente alleata di questa o quella potenza europea. Oggi la sua posizione geo-politica le consente il controllo degli stretti e tra Mediterraneo e Mar nero e fino a qualche anno fa fu il Paese di frontiera con l’Unione Sovietica e la sua sfera di influenza politico-militare che giustificò l’ingresso della Turchia nello schema di difesa occidentale aderendo alla Nato. E dopo i fatti iracheni la Turchia ha aumentato il valore della sua presenza in uno scacchiere che resterà caldo per molto tempo. A questa scelta contribuì oggettivamente la presenza nel Paese del regime laico e filo-occidentale nato dalla rivoluzione kemalista e la dominante presenza di un sistema istituzionale a controllo militare e di un esercito di riconosciuta efficienza, che offrivano forti garanzie di stabilità politica. Tutta l’interminabile e defatigante trafila riservata alla domanda di adesione turca, presentata nel lontano 1987, si spiega con un singolare concorso di circostanze. In un primo tempo gli sviluppi della politica internazionale degli occidentali cederono il passo ai paesi dell’Europa orientale penalizzando, di conseguenza, le attese turche. In seguito si pensò ad un rafforzamento politico dell’Europa integrata attraverso l’ulteriore sviluppo delle istituzioni comuni. Nello stesso periodo la Turchia fu coinvolta nello sviluppo delle migrazioni interne e dall’urbanizzazione che la condussero all’emergere di formazioni politiche islamiste ed ultranazionaliste. Ne derivarono ripetuti interventi politici del sistema militare a difesa del laicismo kemalista e, indirettamente, anche il riacutizzarsi delle tensioni interetniche esplose nella guerriglia curda. Questa evidente discrasia ha in definitiva rafforzato negli europei il sentimento della diversità e alterità turca.

terzarepubblica.it

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Agosto 2010 12:12

L’APPELLO DI "SAVE THE CHILDREN" AI LEADER AFRICANI RIUNITI A KAMPALA: IMPEGNI CONCRETI PER SALVARE DONNE E BAMBINI

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DIRITT UMANI - I Capi di Stato africani, riuniti a Kampala (Uganda) per il 15° Summit dell’Unione Africana, possono e devono agire per salvare la vita di 4,5 milioni di bimbi e 265.000 madri che ogni anno muoiono nel continente, 12.000 bambini circa ogni giorno. Questo è l’appello di Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente che lavora dal 1919 per migliorare concretamente la vita dei bambini in Italia e nel mondo, affinché i leader africani assumano impegni concreti in occasione del Summit dedicato al tema "Salute materno infantile e sviluppo in Africa", che terminerà domani, 27 luglio.
L'Africa ospita circa il 12% della popolazione mondiale, ma conta solo il 3% del personale sanitario globale, e porta su di sé il peso di almeno metà delle morti materne e infantili del pianeta. In Etiopia, ad esempio, il 94% dei parti avviene a casa senza assistenza specializzata. 1 bambino su 8 muore prima di aver raggiunto 5 anni, e c’è un dottore ogni 50.000 persone.
In Niger 1 donna su 7 perde la vita mentre è incinta o durante il parto. In un paese come l’Italia il rischio di morire di parto riguarda 1 donna su 26.000.
Si stima che l’85% delle morti di madri, neonati e bambini al di sotto dei cinque anni si potrebbero evitare se tutte le madri e i loro figli potessero ricevere un’assistenza sanitaria di base che comprende la capacità di pianificare e distanziare le nascite, l’assistenza specializzata al parto, l’accesso a servizi di supporto ostetrico, cure postnatali immediate ed efficienti, vaccinazioni e trattamenti per la polmonite, la diarrea e la malaria. Ogni anno le vite di circa 4 milioni di donne, neonati e bambini in Africa potrebbero essere salvate se questi interventi già sperimentati potessero raggiungere il 90 percento delle famiglie nel continente.
Nel percorso che ha portato i Paesi africani al Summit, Save the Children unitamente ad una grande coalizione di organizzazioni della società civile in tutto il continente e nel mondo per sottoporre ai leader riuniti 4 impegni precisi, condivisi dagli esperti di salute materno-infantile, indispensabili per salvare la vita di madri e bambini: Piano d’azione - ogni Paese deve sviluppare e adottare un piano nazionale rapido per ridurre la mortalità materno-infantile; Disponibilità degli stanziamenti – ogni Paese deve mantenere o superare l’impegno preso nel 2001 ad Abuja (Nigeria) di destinare il 15% del bilancio nazionale alla sanità. Inoltre, una parte consistente di queste risorse deve essere dedicata specificatamente alla salute materno-infantile; Personale sanitario – i Paesi devono assumere, formare e distribuire sul territorio più dottori, ostetriche e personale infermieristico, evitando l’esodo massiccio dall’Africa di personale specializzato. In questo modo si potrà contribuire a compensare la mancanza di 800.000 operatori nel continente entro il 2015; Riduzione del divario tra ricchi e poveri – i Paesi devono garantire l’accessibilità dei servizi sanitari, compresa l’assistenza del personale ostetrico, alla fascia più povera della popolazione attraverso la gratuità per madri e bambini ai di sotto dei cinque anni. (aise)

 

foto: Comunita primero

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 16:40

I deputati dicono no al cibo derivato da animali clonati

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 cloni.jpgI deputati hanno rinnovato il loro appello al divieto della commercializzazione di alimenti derivati da animali clonati in una votazione di mercoledì per una legislazione sui nuovi alimenti. Hanno inoltre invocato una moratoria sui cibi prodotti grazie all'uso di nanotecnologie fino a quando possano essere esclusi eventuali rischi per la salute.

 
L'uso di nuovi cibi - derivati da processi di produzione innovativi o tradizionalmente consumati solo fuori dall'Unione europea - è regolamentato già dal 1997. Il Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti tesi a rinnovare la normativa vigente, in particolare l'introduzione di una procedura semplificata di autorizzazione, sottoposta a una valutazione dei rischi eseguita dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare. I deputati hanno anche espresso la loro preoccupazione riguardo al consumo di alimenti derivati da animali clonati e all'uso di nanotecnologie.
 
No alla carne di animali clonati
 
Attualmente, non esiste una normativa europea che autorizzi o vieti prodotti lattiero caseari e carne provenienti da animali clonati. Invece di disciplinare tali prodotti in base alle norme sui nuovi alimenti, come sostenuto dalla Commissione e dal Consiglio, i deputati insistono sul fatto che la nuova legislazione europea dovrebbe espressamente vietare tutti il cibi derivati da animali clonati e dalla loro progenie, e chiedono una moratoria sulla vendita, in attesa che tale normativa entri in vigore,.
 
Per la relatrice Kartika Liotard (GUE, NL) "una netta maggioranza in seno al Parlamento solleva obiezioni etiche riguardo alla produzione industriale di carne proveniente da animali clonati che soffrono in maniera sproporzionata di malattie, malformazioni e morte prematura. Per anni i deputati hanno chiesto una corretta regolamentazione: è ora che la Commissione ascolti il Parlamento e i cittadini su questo problema".
 
Una moratoria sui nano-prodotti
 
Il Parlamento europeo sostiene che gli ingredienti di dimensioni nano-metriche e gli alimenti provenienti da processi nano-tecnologici dovrebbero essere soggetti alla normativa sui nuovi cibi. I deputati hanno invocato una moratoria su questi alimenti fino a che una specifica valutazione dei rischi dimostri la sicurezza dei processi nano-tecnologici o dei nano-ingredienti. Ha inoltre espresso preoccupazione riguardo alla possibilità che le nano-tecnologie siano già in uso nella produzione degli alimenti o degli imballaggi. Qualsiasi nano-ingrediente approvato dovrà essere indicato in etichetta.
 

Alimenti derivati da animali allevati con OGM

 
La maggioranza dei deputati ha respinto un emendamento che chiede l'etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari provenienti da animali allevati con mangimi geneticamente modificati.
 
Le prossime tappe
 Se il Consiglio non accetterà la posizione in seconda lettura del Parlamento europeo, si passerà alla procedura di conciliazione, al fine di raggiungere un accordo

Perché servono scelte politiche coraggiose adesso sulla mobilità sostenibile

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Nel 2020 il numero di auto in Cina passerà dagli attuali 55 milioni a oltre 130 milioni. Simili incrementi si avranno in tutti i paesi emergenti, India e Brasile in testa. Le proiezioni sul petrolio sono inquietanti. Sempre meno scoperte di giacimenti e in pozzi sempre più pericolosi, con l'aumento del rischio di nuove catastrofi ambientali come quella recente del Golfo del Messico, definita da Obama " l'11 settembre per l'ambiente". Comunque, il petrolio è un bene limitato, che noi europei importiamo per quasi il 70% e da cui, se non cambiamo strategia, saremo sempre più dipendenti, fino all'80% nel 2030. E' un bene soggetto alla speculazione, che potrebbe costare sempre di più. Non va dimenticato che prima della crisi nel luglio del 2008 il petrolio raggiungeva i 140 dollari al barile e che alcune banche d'affari prevedevano aumenti fino a 200 dollari. Per di più si concentra in pochi paesi produttori, quasi tutti situati in un'area relativamente instabile quale il Medio Oriente.Se da un lato l'Europa deve conquistarsi più sovranità energetica, è essenziale che i cittadini vivano in città più salubri, con meno polveri sottili e biossido di azoto, pericolosi per la nostra salute, in particolare quella dei bambini. Ed è importante anche invertire la crescita delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas a effetto serra che stanno mettendo in serio pericolo l'equilibrio del clima nel nostro pianeta. E di cui i trasporti sono responsabili per oltre ¼.

Insomma, andare avanti così non è più sostenibile. Bisogna iniziare, il prima possibile, una transizione verso forme di trasporto compatibili con l'ecosistema e la crescita. Sostenibili, appunto.

E' una rivoluzione che comincia soprattutto dal basso. Dalle nostre scelte individuali quotidiane. Dalle macchine che compreremo, dai mezzi pubblici che prenderemo e dalla volontà di intraprendere una vita più sana e di contribuire a un'aria più pulita nelle città dove viviamo.

Al di là delle decisioni individuali, è indispensabile che la politica si assuma la responsabilità di scelte urgenti quanto coraggiose; spiegandole e rendendole condivisibili dai cittadini e dall'industria. E' tempo di uscire dalla schiavitù del petrolio e dalle città pericolose per la salute e l'ecosistema. E' tempo di innovare. Le tecnologie ci sono o si stanno rapidamente sviluppando. Servono però misure politiche e incentivi, sia in termini di standard e di traguardi di uscita dai combustibili tradizionali a medio lungo termine, sia in termini di acquisti di mezzi di trasporto pubblici più puliti  e di incoraggiamento all'uso di mezzi privati con meno emissioni o a emissioni zero.

Con una comunicazione del maggio 2010 il Vice Presidente Tajani, responsabile per l'Industria e l'Imprenditoria, ha delineato lo scenario della mobilità via auto nei prossimi vent'anni. E sta per essere pubblicato il Libro Bianco della Commissione europea sul trasporto sostenibile. L'azione dell'UE è giustamente limitata dal principio di sussidiarietà; spetta quindi ai governi nazionali tener conto del nuovo scenario di target di risparmio energetico, fonti rinnovabili e taglio delle emissioni fissato dall'UE e attuare il quadro di regole, standard e linee politiche UE nei rispettivi Stati membri. E capire che questa può davvero essere la via maestra per ridare dinamismo alla nostra economia con nuovi prodotti innovativi, più competitivi anche sui mercati internazionali.

Anche i Comuni giocano un ruolo fondamentale. Nelle città si concentra oltre il 70% dei cittadini e si producono la maggior parte delle emissioni nocive e climalteranti. I sindaci, con politiche intelligenti e lungimiranti, possono imporre, con la gradualità necessaria, una nuova mobilità più sostenibile. Cominciando a limitare l'uso delle auto più inquinanti, incentivando le nuove auto a basse emissioni o a zero emissioni, predisponendo le infrastrutture necessarie per le auto elettriche e organizzando forme pulite di mobilità pubblica. Il Patto dei Sindaci, lanciato dalla Commissione europea nel 2008, prevede la possibilità di adesione dei Comuni europei che intendono attuare la politica del 20-20-20 a livello locale. L'iniziativa ha avuto grande successo e il 4 maggio 2010 oltre 1800 sindaci si sono riuniti a Bruxelles alla presenza del presidente Barroso. L'Italia viene subito dopo la Spagna con più di ¼ del numero totale di Comuni aderenti. E' chiaro che le politiche locali sulla mobilità sostenibile, insieme all'edilizia più efficiente, saranno gli strumenti più efficaci per tagliare emissioni, promuovere fonti rinnovabili e risparmio energetico anche a livello locale.

La rivoluzione dei trasporti è, per quanto detto all'inizio, necessaria e urgente. E' una scelta inevitabile. Rimandarla serve solo ad aumentare i costi e a perdere occasioni preziose nella gara della competitività globale. Lo studio promosso dall'European Climate Foundation"Roadmap 2050" indica uno scenario possibile di de-carbonizzazione dell'economia europea, con una produzione fino all'80% di energia da fonti rinnovabili. Lo studio indica proprio nell'abbandono dei carburanti tradizionali nel settore dei trasporti il punto più critico di questa transizione, sottolineando che è proprio sul fronte della mobilità sostenibile che servono le scelte più urgenti e coraggiose.

 


Nasce il corpo diplomatico europeo

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lisbon_5.jpgQuesto accordo si inserisce in un percorso iniziato il 1° dicembre 2009 con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona che ha istituito la figura di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione, carica  ricoperta da Catherine Ashton, Vicepresidente della Commissione europea e Presidente del Consiglio "Affari esteri". Nell'esercizio delle sue funzioni la Ashton  guiderà il servizio diplomatico europeo che sarà composto da circa 6mila  funzionari, provenienti  dalla Commissione, dal Consiglio e dai 27 Paesi membri. La Commissione europea ha già adottato lo scorso 9 giugno un progetto di proposta in tal senso che modifica lo statuto del personale in vista della creazione del Servizio europeo per l'azione esterna.L'accordo politico per la realizzazione del nuovo servizio diplomatico europeo - raggiunto lunedì 21 giugno a Madrid dalla Presidenza spagnola dell'UE, dalla Commissione europea e dall'Europarlamento - rappresenta un successo per la realizzazione di una politica esterna forte e coerente. Il Presidente José Manuel Barroso ha espresso così la sua soddisfazione: "La Commissione europea desidera che il Servizio Europeo per l'Azione Esterna (SEAE) diventi operativo il prima possibile e l'accordo politico raggiunto oggi a Madrid rappresenta un passo fondamentale. Continuerò a collaborare con le altre Istituzioni affinché le prossime tappe siano raggiunte rapidamente".

L'obiettivo è creare un servizio diplomatico cui sia assegnato, nella maniera più efficace, trasparente ed equa possibile, il personale necessario, conformemente alle finalità del Trattato. A tal scopo è importante garantire una rappresentanza adeguata e l'equilibrio geografico del personale appartenente ai servizi diplomatici nazionali degli Stati membri.

Il SEAE aiuterà l'Alto rappresentante nel coordinamento dell'Azione esterna dell'Unione, elaborerà le strategie politiche e si occuperà della loro applicazione, una volta approvate dal Consiglio UE. Assisterà inoltre il Presidente del Consiglio UE e la Commissione nelle loro rispettive funzioni nell'ambito delle relazioni con i Paesi terzi. Grazie alla rete di strutture in cui sarà articolato, avrà rappresentanze in tutte le più importanti aree geografiche.

Il servizio diplomatico potrebbe già essere operativo dall'autunno, se il mese prossimo l'Europarlamento ratificherà l'Accordo di Madrid. Gli Stati membri sono chiamati a raccogliere una sfida importante: collaborare affinché l'Europa diventi un interlocutore credibile e affidabile sullo scacchiere mondiale.

Come ha dichiarato Catherine Ashton: "È importante che l’Ue faccia sentire il proprio peso nelle aree afflitte da crisi e conflitti. Ciò rientra nelle responsabilità di un «global player», ma è anche parte integrante di una politica di sicurezza per l’Europa".

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