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Showing exceptional sculptures

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Paris 14 September to 26 October 2010 Galerie Ratton-Ladriere11 quai Voltaire, Opening day: Monday 13 September From 14 September to 26 October 2010, the Ratton-Ladrière gallery will be unveiling some thirty sculptures from the 15th, 17th, and 18 th centuries. Some of them depict historical scenes, such as the Death of Cleopatra, while others show religious scenes, such as the Beheading of Saint Paul, while others still are based on mythology, such as the Lady with the unicorn or the Faun with Kid. Located on quai Voltaire, the Ratton-Ladrière gallery has been one of the must-see antiquity galleries of the “Carré Rive Gauche” for some thirty years. Having been established on the Right Bank (14 rue Marignan, Paris 8th district) for several decades by Charles Ratton and Guy Ladrière, the Ratton-Ladrière gallery is now known internationally for its sculptures and art objects, but also its paintings and drawings, which primarily cover the Renaissance and Baroque periods. A genuine aficionado, Guy Ladrière conveys his passion for art to those around him, starting with his daughter Sandrine who has been working for the gallery since 2001. Together, they are delighted to count among their regular clientele numerous demanding private collectors, to which can be added the most renowned international museums, such as Cluny, Versailles, and the Getty Museum (Los Angeles)… not to mention the Louvre which faces it from the other side of the Seine. In the autumn of 2010, the Ratton-Ladrière gallery will be inviting art collectors and aficionados to see some thirty sculptures from the 15th, 17th, and 18 th centuries, displayed by Pierre-Hervé Walbaum. Among the prominent pieces, let us mention the Beheading of Saint Paul, a terra cotta sculpture hand-crafted in the 17th century by Alessandro Algardi, or the Faun with kid, a white marble sculpture made in the 18th century by a certain Jacques François Saly, inspired by the statuary of antiquity. Fauns are generally rustic beings that are half-man and half-beast; Saly’s faun, however, is of a youthful grace and completely civilized, one worthy of being shown at the Court of Louis XV where the marble piece was on display. The Ratton-Ladrière gallery regularly organizes thematic exhibitions of exquisite refinement and quality. Its previous exhibitions had themes of “Animals in art”, “Sculpted heads”, and “Old masters drawings from the 16th to the 18th centuries”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Settembre 2010 07:44

Il “giallo” di Claire all’ombra di Byron

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bayron.jpg La storia di Claire Clairmont, l’inseparabile compagna di Percy e Mary Shelley, amante di Byron dal quale ebbe una figlia Allegra, morta nel 1822. Una storia quella di Marco Tornar ("Claire Clairmont", Solfanelli, 216 pagine, 16 euro) sotto forma di inesauribile ricerca (che racconta anche se stessa, le proprie ragioni, i propri timori) di un dimenticato personaggio i cui unici segni del passaggio nel mondo sono sulla mattonella di un cimitero, consunta dal tempo, prima, potente immagine del racconto. Alla fine dell’Ottocento, un giovane studioso americano, Edward Silsbee, arriva a Firenze per incontrare l’ottantenne Claire. Grazie alla conoscenza con Georgina, la più giovane delle due nipoti di Claire, Silsbee è ammesso a Palazzo Cruciato, dove l’anziana sopravvissuta lo mette al corrente dei suoi ricordi - dalla giovinezza romantica alle solitarie peregrinazioni come governante in Russia e in Europa, che non le hanno attenuato il dolore per la perdita di Allegra. Vorrebbe l
 ’affidabile americano, tanto più che è sbocciato l’amore tra lui e sua nipote, renderle un servigio? Alla fine la riluttante Claire spiega la richiesta: per lei Allegra non è morta, è al convento di Bagnacavallo. Impegni finanziari costringono Silsbee a un urgente rimpatrio. Quando torna a Firenze, dopo un breve rimpatrio per ragioni economiche, trova Claire in fin di vita, al punto che dubita se raccontarle l’ineluttabile verità circa Allegra. Da anziano Silsbee cerca con la scrittura di riavvolgere tutta la vicenda, quasi tessendo un doppio dello scialle regalato a Claire da Shelley e con cui lei ha voluto essere seppellita.
«Vorrei pensare volentieri che la mia memoria non si perderà nell’oblio come è accaduto alla mia vita», dice ad un certo punto Claire. Alla ricerca della verità non su Claire ma di Claire, il romanzo è come un appassionato thriller dell’anima con quella sua aria, sospesa, misteriosa romantica, filtrata da una sorta di pathos della distanza da un tempo che si è fatto urgente da restaurare, della profonda nostalgia verso quell’epoca intangibile ed estrema, con i tre personaggi che ben la rappresentano: lui romantico investigatore che odia il progresso del restauro e dell’elettricità, la ragazza sentimentale e femminile, la zia custode di dolore e di misteri. Un tempo che - tra nevrosi debolezze ansie di un mitico sodalizio letterario - la memoria impara a redimere e congelare. Evocativo e avvolgente, il passo della scrittura di Tornar crea il racconto, il climax tra paesaggio indugio e azione, con qualche «dilatazione poetica» (ne parla Roberto Mussapi nell’introduzione) e qual
 che estenuato prolungamento lirico. Come in una singolare “croce di Einstein” in cui un oggetto lontano si moltiplica in più punti di luce, le figure e i paesaggi dell’indagine molto jamesiana di Tornar, in una continua reverie, sembrano trasalire verso le piccole crepe di conoscenza che l’avvolgono. Verso la definizione degli oggetti e della loro momentanea rimessa a fuoco nella memoria misericordiosa da cui il lettore è accompagnato in una storia davvero appassionante e dolorosa.

 

Marco Tornar
CLAIRE CLAIRMONT
Presentazione di Roberto Mussapi
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-89756-93-5]
Pagg. 224 - € 16,00

Ultimo aggiornamento Martedì 03 Agosto 2010 18:22

Mimmo Jodice: “Pompei. Parole in viaggio”

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Pompei 23 e 29 luglio (ore 21,00) nell’area dei teatri di Pompei prima edizione di “Parole in viaggio: Pompei e il Grand Tour”. Due serate con quattro scrittori statunitensi che racconteranno con scritti inediti il fascino dell’area archeologica: Gore Vidal, Jay Parini, Jim Nisbet e Ethan Canin. I racconti sono contenuti nel libro “Pompei. Parole in viaggio” di Mimmo jodice, pubblicato da Contrasto. Un progetto  voluto dal Commissario delegato all’emergenza Marcello Fiori e curato dallo scrittore Angelo Cannavacciuolo  che  comprende anche altre iniziative rivolte ai giovani scrittori.  Se il tradizionale Grand Tour contribuì in modo incisivo a diffondere l’eredità millenaria di arte, cultura, storia e tradizioni di Pompei e di una intera civiltà attraverso lo sguardo dei viaggiatori europei, con questo progetto si intende allargarne i confini spostandoli sul mondo intero e la contemporaneità. Cominciando proprio dal continente americano. Un’idea che è stata immediatamente accolta e condivisa da una personalità come Gore Vidal (edito da Fazi), protagonista della prima serata al quale verrà dedicato un tributo per la complessità della sua opera. Accanto all’autore di La statua di Sale, ci sarà Jay Parini, autore di The Last Station (Bompiani), romanzo su Lev Tolstoj da cui è stato tratto il recente film di Michael Hoffman con Helen Mirren e Christopher Plummer. I due scrittori, legati da antica amicizia e collaborazione artistica, converseranno sul tema del Grand Tour e confidenzialmente esploreranno le loro carriere letterarie.
La seconda serata vedrà protagonisti Ethan Canin e Jim Nisbet, il primo in questi giorni in libreria con Portami al di là del fiume (Ponte alle Grazie). Canin, dopo il successo di America America presenterà un testo ancora sconosciuto in Italia, rielaborazione dal suo The Palace Thief, che ispirò nel 2002 il film Il club degli imperatori diretto da Michael Hoffman e interpretato da Kevin Kline.Nisbet, autore già di culto di hard boiled e di romanzi noir, (Iniezione letale e Cattive abitudini – Fanucci) proporrà il ritratto di uno dei più celebri e illustri personaggi della stagione del Grand Tour.  L’iniziativa rientra nel calendario del Campania Teatro Festival Italia Il copyright della foto è © 2010 Mimmo Jodice. (saffo)

 

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Luglio 2010 09:08

Trentasette anni fa ci lasciava una delle stelle di Hollywood: Bruce Lee

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Lee Jun-fan/Lǐ Xiǎolóng, conosciuto con il nome di Bruce Lee, raggiunge la fama internazionale per la sua abilità artistica.  

 

La lotta e la sfida non erano mai fini a sé stesse. Insegnante di filosofia e uomo di pensiero, ha profuso nel cinema la cultura e il fascino dell’oriente al mondo occidentale. È grazie a lui che la filosofia orientale e le arti marziali (ideate dai MonaciShaolin) sono entrate a far parte della vita comune a livello internazionale.

 

Lottava con i suoi demoni interiori, quelli con cui tutti prima o poi dovremo confrontarci, e credeva in Dio. Bruce, semplicemente, riteneva che ciascuno (ed in particolare bambini, donne e persone deboli) deve potersi difendere dalle ingiustizie del mondo.

Senza ragione, come il redentore, fu citato in giudizio per la sua missione e, per uno strano caso, a soli 33 anni la sua vita venne cancellata lasciando il mondo nel vuoto più misterioso.

Nell’arco della  sua esistenza aveva iniziato a preparare materiale con forti basi filosofiche, che la moglie Linda Lee ha poi raccolto in una pubblicazione postuma, ma Bruce aveva in programma di scrivere ben sette libri.

 

Ho pensato che per aver dato tanto al mondo ed aver ricevuto in cambio solo condanna, dopo 37 anni sarebbe stato giusto consegnare alla sua anima un sentito omaggio.

 

 

 

Per vedere il Video su YouTube:

http://www.youtube.com/watch?v=a0cq2o2vNBE   

Ciascuno di noi ha dentro di sé lo spirito di Bruce Lee, 
 che come Drago di fuoco e di saggezza prima o poi dobbiamo far risorgere per dominarlo.
Jordan River

 

 
Jordan River
Cinematography Broadcasting Director 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Luglio 2010 07:48

LONDRA - Dalla Sardegna musiche e danze popolari nell'Istituto Italiano di Cultura di Londra.

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Degli eventi culturali promossi dall'Istituto Italiano di Cultura di Londra, ieri 1 luglio 2010 la Regione Autonoma della Sardegna è stata protagonista della serata con musiche e danze tipiche popolari.

A comporre la scena l'Orchestra Popolare Sarda di Orlando Mascia e il gruppo etnico musicale  Furias, in un mix di gente proveniente da diverse scuole, pronta ad esibirsi e ad esportare un po' della loro cultura.

Hanno fatto il loro ingresso in fila, l'uno dietro l'altro, i musicisti sardi, soffiando le tipiche Launeddas, vestiti d'abiti tipici, pantaloni e gilet nero per gli uomini e gonna larga, scialli e copricapo colorati per le donne.

Musicisti principali della serata sono stati Bruno Camedda alla fisarmonica, Paolo Zinca alla chitarra e alla voce e il maestro Orlando Mascia a launeddas, trunfa e flauto, accompagnati dalla splendida voce di Elisa Marongiu, da altri suonatori di launeddas e dalle coppie di ballo.

La tradizione vuole che non vi siano delle partiture scritte, ma musica improvvisata, motivo per il quale Orlando Mascia ha affermato: –  Non sappiamo quanto andrà avanti, noi suoniamo quanto volete, l'orologio siete voi –, coinvolgendo il pubblico che si preparava all'ascolto. È stata la volta poi di Paolo Zinca, che ha presentato i vari brani: un diversificarsi di temi che ha tinteggiato spaccati di vita quotidiana e valori di una società che si tramandano di padre in figlio, come l'amore per la musica e la volontà di esprimersi mediante la canzone popolare. Costante delle musiche le launeddas, lo strumento più antico d'Europa, datato all'ottavo secolo a.C. da una statuetta nuragica che raffigura un uomo che la suona.Si costituisce da tre canne in materia di fibra vegetale e si suona inspirando dal naso e trattenendo l'aria nella bocca che diventa una “sacca d'aria”, diversamente dalla zampogna che ha una sacca d'aria artificiale.  Altri strumenti costanti sono il tamburello, la “canna sperrada”, la “trunfa”, la fisarmonica, la chitarra, il triangolo e il “susulito” (ottenuto da un frutto).

Sono state eseguite 12 musiche con testi d'amore (con la canzone “No poto reposare”), di cambiamenti sociali e ambientali ravvisati nelle strofe dialettali sarde di una canzone che dice “..Giovannino mio, il mondo com'era una volta non torna mai più”, della faida che spesso è vista come giustizia personale, di buoni valori tramandati ai bambini dai nonni (con “Anninora cucumeu”).

I momenti sono stati scanditi  dai “su passu torrau” (passo all'indietro), “su passu a reusu” (passo a tre), una sorta di fox strox data dalla contaminazione musicale della Sardegna Nord Orientale con il Nord Europa, in un incedere di ritmo e divertimento.

Il gruppo Furias e l'Orchestra Popolare Sarda hanno iniettato genuinità, sorrisi e valori, hanno chiamato gli spettatori a partecipare tenendo il ritmo con le mani, danzando l'ultima canzone di saluto, per entrare in profondità, coinvolgere emotivamente a suon di musica, come ha sottolineato Paolo Zinca: – La nostra è una storia articolata e siamo alla ricerca di un'identità in un mondo che ormai è confuso. Oggi siamo alla vigilia della partenza per la Sardegna, che in questo periodo è molto calda, ma è calda anche di spirito e chissà che non possa portare qualcosa di buono alla società, valori, pace..”.

Conclusosi il concerto si è  passati dall'entusiasmo musicale a quello culinario, con la degustazione di prodoti tipici della Sardegna.  

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Luglio 2010 18:44

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