Book Hostels Online Now

Saturday, Sep 04th

Last update:07:50:12 PM GMT

You are here:

Medicine & health/Medicina e salute

Ariano Irpino, meeting “Le due culture”, quintagiornata dedicata alla scienza

Staminalipluripotenti, aspettative dei pazienti, selezione della specie centocinquantaanni dopo Charles Darwin e quaranta anni dopo Jacque Monod

Ariano Irpino - I miraggi della medicinarigenerativa e la possibilità di poter disporre di una stessa cellula dipartenza per qualunque organo o tessuto, le staminali pluripotenti alla lucedel conflitto etico sull’uso dell’embrione. E ancora, l’equivalenza tra celluleusate a scopo terapeutico e farmaco, le aspettative dei pazienti e l’entusiasmodella comunità medica e scientifica. La selezione della specie e il viaggioaffascinante alla scoperta del DNA centocinquanta anni dopo Charles Darwin equaranta anni dopo Jacque Monod, nella quinta giornata del meeting “Le dueculture”, la settimana di studio e confronto tra cultura umanistica e culturascientifica, organizzata dal presidente Biogem, Ortensio Zecchino. Ospiti diquesta giornata interamente dedicata alla scienza, nei locali dell’istitutoarianese di ricerca,Maurizio Muraca, responsabile del Laboratorio Analisidell’IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Luca Bonfantidell’Università di Torino,Tiziana Angela Luisa Brevini dell’Università diMilano, N. Brunetti Pierri del TIGEM di Napoli, Roberto Di Lauro della StazioneZoologica “Anton Dohrn” di Napoli,Giovanni Migliaccio dell’Istituto Superioredi Sanità, Cristina Pintus dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Giampaolo Bragadel Consorzio per la Ricerca sui Trapianti di Organi e Tessuti Regione Veneto,e Giorgio Bernardi, presidente emerito Stazione Zoologica “Anton Dohrn” diNapoli. Flavia Squarcio - fonte Il Grecale

 

Pandemia finita e Italia con triplo vaccino

E-mail Stampa PDF
Dopo un anno di allarmi, tensioni, panico e polemiche intorno ai vaccini, e' finita. Il 10 agosto scorso
L'Organizzazione mondiale della Sanita', attraverso il direttore generale Margaret Chan, ha annunciato
che ''il mondo non e' piu' nella fase sei di allerta, ora ci stiamo muovendo nel periodo post-pandemico''. Il
virus H1N1, ''ha in gran parte fatto il suo corso'', ha aggiunto Chan durante una teleconferenza, spiegando
che l'emergenza sanitaria internazionale ''non e' piu' valida''. La fase 6 sulla scala dei livelli per l'allarme di
una pandemia corrisponde alla diffusione globale della malattia. In questo senso, Keiji Fukuda, responsabile
per H1N1 dell'Oms, ha evidenziato che il virus A/H1N1 non e' piu' ritenuto in grado di provocare un'altra
pandemia, anche se potrebbero verificarsi focolai piu' gravi in alcuni paesi. L'influenza suina ha ucciso oltre
18.449 persone e infettato 214 paesi da quando venne scoperta in Messico e poi negli Stati Uniti nell'aprile
del 2009. Chan ha spiegato che e' ''estremamente importante mantenere una costante vigilanza''
aggiungendo che la ''buona fortuna'' ha giocato una parte importante nel declino del virus. Anche se i
focolai sono notevolmente diminuiti, Fukuda ha aggiunto che giovani e gruppi vulnerabili di persone, come
le donne incinta mantengono un rischio maggiore di contrarre la malattia in modo piu' grave. In ogni caso,
dal prossimo inverno il virus sara' trattato come tutti gli altri e i vaccini per la normale influenza stagionale
ora includono anche quella contro la suina A/H1N1. In realtà, ancora adesso sono in molti a sostenere che
l’emergenza è stata fittizia o meglio non vi è mai stata, tanto che l’OMS ha dovuto più volte difendersi
dall’accusa di conflitto di interesse ed il numero di morti non è stato quello di una pandemia. Come si
comporterà ora l’Italia? Arrivera’ fra poche settimane un vaccino triplo e la campagna di immunizzazione
sara’ anticipata rispetto agli scorsi anni di almeno un mese, a partire dal primo ottobre. Una circolare del
ministero della Salute indica che il nuovo vaccino sarà unico e conterra’ tre ceppi: quello dell’influenza
pandemica A H1N1, quello del virus H3N2 ed il virus B, cosi’ come indicato lo scorso febbraio dall’Oms. I
vaccini sono gia’ in produzione e arriveranno, appunto, con questa formulazione. Una sola iniezione basterà
quindi a proteggersi contro dalle diverse forme influenzali, al contrario dello scorso anno quando era
necessario vaccinarsi separatamente contro l’influenza A e contro quella stagionale. La campagna di
vaccinazione stagionale e’ promossa dal Servizio sanitario nazionale ed e’ rivolta principalmente ai soggetti
classificati e individuati a rischio di complicanze severe, e a volte letali, in caso contraggano l’influenza e alle
persone non a rischio che svolgano attivita’ di particolare valenza sociale. L’offerta di vaccino a queste
categorie e’ gratuita e attiva da parte delle Regioni e Province Autonome. L’elenco delle categorie cui offrire
prioritariamente la vaccinazione, le altre misure preventive nei confronti dell’infezione, insieme ad altre
informazioni e alle indicazioni per la sorveglianza delle sindromi simil-influenzali e dei virus influenzali
circolanti in Italia, sono visionabili nella circolare pubblicata sul sito www.salute.gov.it. Ci auguriamo più
chiarezza per quanto riguarda la presunta, prossima ondata, dopo un anno in cui siamo stati bombardati da
tanta informazione e da ancor più disinformazione, con per un medico che andava in tv, molteplici filmati
apparivano su youtube che negavano quanto appena sentito. E poi comunicati di ministri, enti
internazionali, super esperti e virologi, col risultato di aver intaccato l’immagine stessa dell’OMS,
considerata sino a ieri a prova di bomba.
 

Caldo e stress, l’influenza colpisce anche d’estate

E-mail Stampa PDF

Le difese immunitarie sono indebolite anche dagli sbalzi di temperatura. Riposo, idratazione e alimentazione equilibrata sono le regole base per guarire.

 Debolezza, raffreddore, naso chiuso e febbre, anche a 39°. Sono i sintomi tipici della sindrome influenzale che compare d’inverno, ma migliaia di italiani ne sono colpiti anche nei mesi estivi. Risultato: vacanze rovinate e partenze a rischio, o -per chi rimane a casa- una sofferenza accentuata dal gran caldo. Ma si tratta di una vera influenza? La chiave per guarire è guardare alla patologia partendo dalla fisiologia del nostro corpo. «Non bisogna pensare sempre ai virus come causa scatenante -afferma Samorindo Peci, direttore del centro di ricerca Cerifos, specializzato in immunologia, endocrinologia e malattie rare-. Nel periodo estivo due fattori, uno ambientale e uno psicoemotivo, si legano scatenando reazioni anomale nel sistema immunitario: le alte temperature e un’alterazione dei livelli di stress».

L’idea che l’estate sia un periodo di pace e di relax, infatti, non è sempre vera: «La stanchezza si accumula dopo mesi di lavoro, causando un aumento dello stress, e i problemi organizzativi per le vacanze possono essere fonte d’ansia -prosegue Peci-. Per i bambini la fine della scuola coincide con un brusco cambio di abitudini, mentre gli studenti universitari sono impegnati negli ultimi sforzi per le sessioni d’esame estive. L’ambiente esterno, poi, mette a dura prova i sistemi di autoregolazione dell’organismo: a mandare in tilt il nostro corpo non è solo il caldo, ma soprattutto gli sbalzi di temperatura, dovuti a variazioni climatiche o a cause indotte dall’uomo, come l’aria troppo fredda -e spesso viziata- che viene prodotta dai condizionatori».

A fronte di questi fattori, il sistema immunitario si trova a dover cambiare improvvisamente il modello di difesa che ha mantenuto durante l’anno: quello che si può fare è aiutarlo a “rimettersi in sesto” più velocemente. In che modo? «Prima di tutto riparandoci dal calore e dal freddo eccessivi -suggerisce Peci-. Poi, seguendo un’alimentazione equilibrata, fresca e nutrizionalmente valida, a base di frutta e verdura. Bere molta acqua è estremamente importante per mantenere idratazione ed equilibrio idrosalino. Fondamentale, infine, è riposarsi, assecondando i tempi e le reazioni del nostro corpo».

Dare a sé stessi il tempo di riprendersi e condurre una vita equilibrata, senza fare ricorso a farmaci o antibiotici, è il modo migliore per passare indenni da questa sorta di influenza che, in soggetti sani, si risolve senza complicazioni in pochi giorni.

Cerifos - Centro di ricerca e formazione scientifica con sede a Milano diretto da Samorindo Peci, laureato in Medicina all'Università Cattolica di Roma e dottore in Scienze metaboliche, endocrinologia ed endocrinochirurgia sperimentale. Cerifos sviluppa progetti di ricerca nell'ambito dell'immunologia e dell'endocrinologia concentrandosi sulle nuove frontiere aperte dalle terapie citochiniche e citoplasmatiche di tipo autologo. Il portale www.cerifos.it offre a medici e pazienti informazioni sullo stato della ricerca italiana e internazionale in questo campo.

 

Shot in the face but not in the heart: Incredible story....

E-mail Stampa PDF

 PORTLAND, Ore. – Chrissy Steltz is recovering at Legacy Emanuel Hospital Thursday after having received the first of three life-changing facial surgeries Wednesday.


After being shot in the face with a shotgun, Steltz was able to breathe through her nasal passages for the first time in 10 years.

“So refreshing, like something that you lost and found again,” Steltz said from her hospital bed. “I can’t quit. It feels so good to breath through the nasal passages.”

Since 1999 she’s been living without her eyes, nose, and part of her face.

Another teenager shot her with a 12-gauge shotgun from 5 ½ feet away, amazingly missing her brain. It occurred at a gathering where underage drinking was taking place and involved a gun that had been stolen in a burglary. 

The wounds have been significant for Steltz and have been hidden behind a mask.

“I have a 10-year-old sister, and I have always taught her that beauty is on the inside,” she said. 

Eventually, she will be fitted with a prosthetic face.

Her injuries haven’t stopped her from living: she’s been teaching blind children life skills.

“Life is what you make it,” she said.

And now she and her partner, Jeffrey, who’s also blind, are raising their 2-month-old baby boy, which leaves no time for self-pity.

“Just because you have a tragic thing happen in your life, it doesn’t mean that your life is over,” she said.

Steltz is having the surgeries ten years later because the Oregon Health Plan denied her coverage of the procedure because it considered the surgeries to be cosmetic. However, her doctor, Eric Dierks, and others are donating their services.

 

 

phoo: katu.com

Dolore - Relazione medico-paziente: obiettivi comuni, ma percezioni differenti

E-mail Stampa PDF

 

Sono solo poco più del 42% i pazienti che affermano di condividere con il proprio medico specialista
informazioni circa i principali aspetti della terapia del dolore quali, ad esempio, benefici ed effetti collaterali
della terapia, scelta del farmaco, via di somministrazione e indicazioni circa la posologia; mentre i medici
dichiarano di farlo nel 93,98% dei casi. Interessante è il dato riferito ai tempi della visita, sia che si tratti
della prima visita o che sia una visita di controllo il divario è netto: il 36,4% dei pazienti afferma che la
prima visita dura 10 minuti mentre il 56,7% dei medici ritiene che duri oltre 20 minuti. Entrambi però
riconoscono che la condivisione delle informazioni aumenta l’aderenza alla terapia; questi i principali
risultati di una recente indagine condotta da www.doloredoc.it portale indipendente dedicato al dolore
sostenuto da un grant incondizionato di Grunenthal.
“Le indagini sui tempi della visita medica registrano sempre, anche nella letteratura internazionale,
una certa contrapposizione - commenta il prof. Egidio Moja, Ordinario all’Università Statale di Milano,
Psicologo e Psichiatra - che dimostra la differente prospettiva dei soggetti. Si assiste infatti all’asserzione,
da parte dello specialista, di fare una visita accurata, denunciando un’alta valutazione del proprio operato,
e con la dichiarazione di tempi di visita piuttosto brevi da parte del paziente che così dichiara il proprio
bisogno di maggiore attenzione”. “Diversi studi internazionali concordano nell’affermare che una visita
che si prolunghi oltre i 20 minuti non è necessariamente più soddisfacente”, aggiunge Moja tesi peraltro
sostenuta da un famoso e seguitissimo manuale medico ‘Six minutes for the patients’ che afferma che
oltre i 20 minuti il paziente rimane sconcertato”. “Nella terapia del dolore va però sicuramente considerata
l’importanza del colloquio con il paziente almeno per due ragioni: da una parte per la maggiore possibilità
da parte del medico di conoscere timori ed esigenze del paziente e quindi rassicurarlo, dall’altra, la
condivisione degli elementi costitutivi della terapia, farmaci, posologia, durata, effetti collaterali, con
una maggiore compliance della stessa - sottolinea Moja – e come è ampiamente dimostrato dalle risposte
dell’indagine. Un buon rapporto medico-paziente è sempre auspicabile per affrontare al meglio qualsiasi
tipo di malattia - conclude Moja, ma, quando si tratta il dolore - cronico o acuto che sia - l’alleanza tra
medico e paziente è vitale perché il dolore, oltre a minare profondamente la vita del paziente, è “segno della
malattia che parla” e come tale porta con sé un pesante carico di timori e preoccupazioni. Allora è necessario
costruire un ponte comunicativo tra medico e paziente al quale quest’ultimo potrà affidarsi nella lunga lotta
al nemico-dolore”.
“Non abbiamo la prova che i pazienti che hanno risposto all’indagine afferiscano agli stessi medici che
hanno partecipato all’indagine” - considera il dr. William Raffaeli, Direttore dell'Unità operativa di terapia
Antalgica e cure Palliative dell'Ospedale Infermi di Rimini e Presidente di FederDolore - che conclude “non
si tratta di una relazione compromessa quella tra medico del dolore e paziente ma rimarca il bisogno di un
miglioramento della comunicazione tra i due soggetti”.
www.doloredoc.it è un portale indipendente, leader italiano nell’area della terapia del dolore. Attualmente
si posiziona in prima posizione su Google per la terapia del dolore, raggiungendo oltre 15.000 utenti.
 
 

Cosa calma le staminali

E-mail Stampa PDF

Scoperto un fattore che impedisce alle cellule staminali di proliferare nel cervello, ritardando così gli effetti dell’invecchiamento

NOTIZIE – Nel cervello esiste un serbatoio di cellule staminali che servono a far nascere nuovi neuroni quando ce n’è bisogno. Per la maggior parte del tempo queste cellule restano in stato quiescente, impedendo così l’esaurimento della riserva e l’invecchiamento precoce. Un team di ricercatori del Salk Institute di La Jolla in California, ha individuato un fattore che controlla l’attivazione delle staminali cerebrali, che potrebbe essere collegato anche agli effetti benefici dell’esercizio fisico contro l’invecchiamento cerebrale.

Studi precedenti avevano dimostrato che le staminali cerebrali quiescenti esprimono il recettore indicato con la sigla A1 per una proteina nota come fattore osseo morfogenetico (BMP). Fred Gage e colleghi hanno analizzato a fondo il ruolo di questa proteina in una zona del cervello nota come ippocampo, importante per la memoria e uno dei due siti del cervello dove ha luogo la neurogenesi, e cioè la formazione di nuovi neruoni. Gli scienziati hanno osservato che il ruolo “segnaletico “ della proteina, che si innesca con l’interazione fra la proteina e il suo recettore, è inattivo nella maggior parte delle cellule che sono in piena proliferazione, mentre è attivo in quelle che sono in fase di riposo.

Ulteriori osservazioni in vitro hanno confermato l’effetto anti-proliferativo della BMP, che si invertiva quando la BMP veniva sostituita con un altra proteina nota col nome di Noggin, che rende inerte la BMP.

La proliferazione eccessiva delle cellule neurali può innanzitutto provocare tumori, ma tende anche a esaurire il “serbatoio” di staminali cerebrali, come è stato dimostrato anche sperimentalmente da Gage e colleghi, portando a un rapido invecchiamento (e diminuzione di volume dell’ippocampo) del tessuto nervoso.

La BMP, con la sua azione modulatrice, è fondamentale per la longevità del sistema nervoso e ora Gage sta indagando l’effetto dell’esercizio fisico sulla proteina. É infatti noto che l’esercizio  fisico tende  ad ammorbidire gli effetti dell’invecchiamento, ostacolando per esempio la diminuzione in numero dei neuroni ippocampali. Gage intende comprendere quali siano i meccanismi molecolari di questo effetto anti-età. La ricerca di Gage e colleghi è stata pubblicata sulla rivista Cell Stem Cell.

Pagina 1 di 17

L'ItaloEuropeo - Independent European culture Magazine in London (UK)  

 All the articles are to Reserved ©  RESERVED REPRODUCTION