La tristezza di Chaplin deriva dalla madre

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IN UN LIBRO COSTRETTA A PROSTITUIRSI PER MANTENERE I FIGLI, FU CONTAGIATA DALLA MALATTIA VENEREA CHE LA PORTÒ ALLA MORTE

Charlie Chaplin e Georgia Hale in «La febbre dell'oro»
Charlie Chaplin e Georgia Hale in «La febbre dell’oro»

MILANO – Scriveva, dirigeva e recitava in punta di piedi, piroettando sul suo pubblico con ironia e tristezza. La vera fonte della dolcissima malinconia di Charlie Chaplin, icona del cinema del XX secolo, non fu l’alcolismo del padre, la separazione dei suoi genitori o la povertà della sua famiglia. Secondo Stephen Weissman, psichiatra americano, autore del libro «Chaplin, a life» (ed. Hardcover), la persona che ispirò le storie del vagabondo Charlot fu la madre Hannah, soubrette senza fortuna della Londra di fine Ottocento, che per arrotondare faceva la prostituta e venne colpita da sifilide.

 

VERITA’ NASCOSTA – Ritratta dallo stesso artista come una donna amorevole e di successo, Hannah, il cui nome d’arte era Lily Harley, fu per un lungo periodo costretta a vendere il suo corpo per racimolare i soldi necessari per mantenere i suoi due figli Sidney e Charlie junior. In quegli anni contrasse la malattia venerea, ai tempi incurabile, che la condusse alla pazzia e alla morte. Una storia che il piccolo Charlie non riuscì mai a dimenticare, ma che non volle mai raccontare.

La madre di Chaplin, Hannah
La madre di Chaplin, Hannah

LE SUE EROINE – Alla luce delle nuove rivelazioni biografiche sull’autore, si spiegano, ad esempio, la figura di Georgia, l’eroina de «La febbre dell’oro», prostituta da music hall, o la ballerina che si suicida in «Luci della Ribalta» o la condizione di orfano de «Il Monello». «Georgia – spiega Weissman, un ammiratore del regista – rappresenta un modo ambiguo più o meno innocente di vedere una giovane donna, con problemi sessuali». Secondo le rivelazioni di una delle sue donne, l’attrice Louise Brooks, la sua storia personale lo spaventò così tanto che non riuscì mai ad avere rapporti sessuali con nessuna delle sue amanti, senza prima tingere le parti più a rischio con la tintura di iodio, per evitare di contrarre infezioni.

 

L’AUTOBIOGRAFIA – Né i biografi di Chaplin, né lo stesso regista, nella sua autobiografia pubblicata nel 1964, riuscirono mai a rendere pubblici i dettagli della sua vita. La triste infanzia nei sobborghi di Londra viene descritta nel libro «Autobiografia», ma – scrive il Daily Mail – l’artista attribuisce il decadimento mentale della madre agli stenti e al fatto che subì elettroshock e docce fredde in un istituto per disturbi mentali, mentre i due figli vennero rinchiusi in orfanotrofio e poi affidati al padre Charles senior. Persino la figlia del grande comico Geraldine, anche lei attrice, ha cercato di censurare l’uscita del libro di Weissman, ma si è poi resa conto che la verità nascosta fino all’uscita del libro, avrebbe restituito le “luci della ribalta” al genio del padre.

Ketty Areddia
04 dicembre 2009 da corriere