UK- La tassa sul turismo: il ritorno inatteso che agita il settore dell’ospitality

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Italoeuropeo LondonONE radio tax hospitality
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Londra (Laura Pandolfi) Nel Bilancio d’Autunno il Governo ha annunciato che i sindaci locali potranno introdurre una “tourist tax” sui pernottamenti. Una retromarcia sorprendente rispetto alle rassicurazioni dei mesi scorsi, che ha acceso la miccia del malcontento tra gli operatori dell’ospitalità, già in affanno. Il timore? Un nuovo balzello che rischia di gonfiare ancora i costi del settore.

Secondo le analisi di UKHospitality, questo nuovo prelievo potrebbe tradursi in oltre 518 milioni di sterline di costi aggiuntivi per le vacanze domestiche, rendendo le amate “staycation” più care — e forse meno seducenti — per i britannici.

In un panorama in cui le imprese devono già fronteggiare bollette energetiche impazzite, carenza di personale e imposte locali sempre in bilico, la domanda s’impone da sola: che impatto avrà questa tassa sul 2026 dell’hospitality?

Bed and breakfast (B&B) accommodation in Conwy, North Wales, UK.

Perché questo cambio di rotta del Governo?

La decisione è arrivata come un giro di timone improvviso: pochi giorni prima del Budget, il Segretario agli Enti Locali Steve Reed ha confermato che i sindaci potranno applicare un’imposta sui pernottamenti nelle loro città.

La giustificazione ufficiale è semplice: molte mete globali — da New York a Parigi a Milano — lo fanno già.

Anche Scozia e Galles stanno preparando imposte simili. Dunque, perché l’Inghilterra dovrebbe restare indietro?

Eppure, UKHospitality teme che l’ennesimo sovraccarico finisca inevitabilmente per ricadere sui consumatori, frenando la domanda.

I dettagli sono tutti da definire. A Edimburgo, per esempio, la nuova “visitor levy” in arrivo prevede una maggiorazione del 5% sul costo del pernottamento. In Galles, dal 2027, si pagheranno 1,30 sterline a persona per notte.

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Che cosa significa per i viaggiatori — e per il settore?

La tourist tax è, in sostanza, un piccolo contributo per notte e per occupante. Può essere una cifra fissa o una percentuale del prezzo della stanza, e in alcuni casi varia a seconda della stagione o della tipologia di alloggio.

In teoria, il ricavato dovrebbe tornare sul territorio: trasporti locali più efficienti, infrastrutture curate, attrazioni rinnovate. Un ciclo virtuoso che, sulla carta, migliora l’esperienza dei visitatori e stimola l’economia.

Il rovescio della medaglia, però, è più complesso. Hotel, B&B e case vacanza dovranno decidere se assorbire i costi o trasferirli ai clienti. E se la tassa dovesse risultare troppo pesante, c’è chi teme una flessione della spesa turistica, con effetti a cascata su negozi, pub, bar e ristoranti.

Il Governo rassicura: tariffe “ragionevoli” avrebbero impatti “minimi” sui flussi. Ma UKHospitality avverte che, nel pieno di una crisi del costo della vita, anche pochi pound in più possono pesare su famiglie e viaggiatori attenti al budget.

Kate Nicholls, presidente dell’associazione, lo ha detto senza mezzi termini:
“È una svolta scioccante, che renderà la vita più cara ai lavoratori e potrebbe costare ai cittadini oltre mezzo miliardo di sterline in imposte extra.”

Come può prepararsi il settore nel 2026?

Per ora, nulla è definitivo. Il disegno di legge sta ancora attraversando il Parlamento e la consultazione pubblica proseguirà fino al 18 febbraio 2026. UKHospitality promette battaglia.

Se la tassa dovesse diventare realtà, ogni sindaco deciderà se applicarla, in che misura e con quali esenzioni. Per gli operatori, la parola d’ordine sarà preparazione.

Monitorare gli sviluppi è essenziale, così come immaginare scenari alternativi su tariffe e tassi di occupazione. Una comunicazione trasparente con gli ospiti potrà fare la differenza.

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E c’è anche spazio per un tocco di creatività:
– integrare il contributo nei pacchetti all-inclusive,
– usare la tariffazione dinamica,
– raccontare la tassa come un investimento per migliorare il territorio,
– offrire piccoli benefit che compensino psicologicamente l’esborso,
– creare esperienze a valore aggiunto che mettano in secondo piano il costo.

Pensare ora a come strutturare al meglio prezzi e offerte può evitare brutte sorprese al momento dell’arrivo degli ospiti — e magari trasformare un obbligo in un’opportunità narrativa.