
Londra ( Philip. B.O) Dalla rappresentanza degli italiani all’estero ai servizi consolari, dai diritti alla cultura: cosa sono i Comites, cosa possono fare e perché le prossime elezioni di Londra potrebbero essere un banco di prova importante per la comunità italiana nel Regno Unito.
Il 4 dicembre 2026 gli italiani della circoscrizione consolare di Londra saranno chiamati a rinnovare il Comites, il Comitato degli Italiani all’Estero.

Non si tratta di un’elezione politica nel senso tradizionale del termine. Il Comites non è un Parlamento e non approva leggi. È, piuttosto, un organismo di rappresentanza della comunità italiana nei rapporti con il Consolato e con la rete diplomatico-consolare.
La legge attribuisce ai Comites il compito di individuare le esigenze sociali, culturali e civili della comunità, promuovere iniziative e collaborare con le autorità consolari nella tutela dei diritti e degli interessi degli italiani residenti all’estero.
A Londra il peso potenziale dell’organismo è particolarmente significativo: la circoscrizione consolare è una delle più grandi comunità italiane all’estero e, proprio per la sua consistenza, il Comites londinese è composto da 18 consiglieri.
Ma cosa fa concretamente un Comites?
La domanda è meno banale di quanto sembri.
Il Comites non può sostituirsi al Consolato, non può accelerare direttamente il rilascio di un passaporto e non può decidere sulle pratiche individuali dei cittadini.
Può però svolgere una funzione di raccordo e pressione istituzionale: raccogliere i problemi che emergono dalla comunità, portarli all’attenzione delle autorità consolari, promuovere iniziative informative e culturali e creare collegamenti tra associazioni, istituzioni e cittadini.
Tra gli ambiti previsti dalla legge ci sono assistenza sociale e scolastica, formazione professionale, giovani, pari opportunità, cultura, sport e tempo libero. I Comites possono inoltre collaborare con Regioni, enti locali, associazioni e altri organismi presenti sul territorio.
In altre parole, non è uno sportello consolare, ma dovrebbe essere una sorta di antenna della comunità italiana.
Ed è proprio qui che nasce la questione più interessante: quanto questa antenna riesce realmente a captare?
Il grande problema: il voto
I numeri raccontano una storia abbastanza impietosa.
Nel 2015, alle elezioni dei Comites, a livello mondiale si registrarono per votare 258.544 cittadini, ma i plichi effettivamente rientrati furono 167.714. I voti validi furono 141.284, appena il 3,75% dell’elettorato.
A Londra, nel 2015, su 157.270 aventi diritto, si registrarono al voto 5.998 persone, pari al 3,8%. Alla fine arrivarono 4.613 plichi e i voti validi furono 3.175.
La fotografia del 2015, dunque, era questa:
2015 – Londra
- 157.270 aventi diritto;
- 5.998 registrati al voto: 3,8%;
- 4.613 schede ricevute;
- 3.175 voti validi: circa 2% degli aventi diritto.
Nel 2021 la situazione non è migliorata.
Per il Comites di Londra furono 6.643 gli italiani iscritti nell’elenco elettorale; di questi, 4.741 restituirono il plico. Dopo le schede nulle e bianche, i voti validi furono 4.162.
Se rapportiamo i 4.741 votanti alla platea AIRE della circoscrizione londinese indicata dal Comites, il dato resta intorno all’1%. Anche fonti locali hanno evidenziato come la partecipazione effettiva sia stata estremamente bassa.
Il confronto
| Anno | Dato principale | Partecipazione |
|---|---|---|
| 2015 | 5.998 iscritti al voto su 157.270 aventi diritto | 3,8% di registrazione |
| 2015 | 3.175 voti validi | circa 2% degli aventi diritto |
| 2021 | 4.741 plichi rientrati | circa 1% della platea AIRE indicata per Londra |
| 2026 | voto il 4 dicembre | da vedere |
Il dato va letto con una precisazione: 2015 e 2021 non sono perfettamente confrontabili, perché nel 2015 il sistema dell’opzione inversa e le modalità di registrazione erano diverse e le platee elettorali sono cambiate nel tempo. Ma la tendenza generale è evidente: il Comites continua a essere conosciuto e votato da una frazione molto piccola della comunità italiana.
Non è un dettaglio!!!
Perché se un organismo deve rappresentare una comunità di centinaia di migliaia di persone, ma viene scelto da poche migliaia di elettori, nasce inevitabilmente una domanda sulla sua legittimazione democratica e sulla sua capacità di rappresentare davvero la collettività.
Perché votano così pochi?

Una parte della risposta sta proprio nel meccanismo elettorale.
Per il 2026 non basta essere cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’AIRE.
Per ricevere il plico elettorale bisogna chiedere espressamente di essere iscritti nell’elenco degli elettori Comites.
Per Londra la domanda deve arrivare al Consolato entro il 4 novembre 2026. Il voto è poi per corrispondenza e la scheda deve arrivare al Consolato entro il 4 dicembre 2026.
Questo meccanismo è uno dei punti più discussi dell’intero sistema. In sostanza, il cittadino deve prima sapere che esistono i Comites, poi sapere che si vota, poi conoscere la scadenza, poi chiedere di poter votare e infine restituire la scheda.
È una piccola corsa a ostacoli burocratica.
Sembra quasi alla fine che la conoscienza sia riservata solo a pochi…. anche se fanno di tutto gli addetti ai lavori, per farsi propaganda, dai social, al passaparola e sventolando il lavoro fatto. Ma sembra ancora per molti, riservato a pochi.
Cosa deve fare un cittadino italiano a Londra?
La procedura, in concreto, è semplice.
1. Essere residente nella circoscrizione consolare
Per votare occorre essere cittadini italiani maggiorenni, residenti nella circoscrizione consolare e iscritti all’AIRE da almeno sei mesi, secondo i requisiti previsti.
2. Fare domanda per votare
La domanda di iscrizione nell’elenco elettorale Comites deve arrivare al Consolato entro il 4 novembre 2026.
È possibile presentarla:
- attraverso Fast It;
- via email a
londra.elettorale@esteri.it, allegando copia del documento d’identità firmato; - personalmente al Consolato;
- per posta.
Ricevere il plico
Una volta iscritti nell’elenco elettorale, il Consolato invierà il materiale per il voto.
Votare e rispedire la scheda
Il voto avviene per corrispondenza. La busta deve arrivare al Consolato entro il 4 dicembre 2026.
Il consiglio più semplice è quindi: non aspettare novembre inoltrato.
Facciamo la domanda che poi alla fine molti si fanno – Ma i Comites sono davvero utili?
La risposta più onesta è: possono esserlo, ma la loro utilità dipende molto da come vengono utilizzati.
Non bisogna chiedere a un Comites di fare ciò che per legge non può fare. Non può sostituire il Consolato. Non può diventare un patronato. Non può risolvere individualmente ogni problema burocratico. E non dispone dei poteri legislativi di un Parlamento.
Può però fare qualcosa che, per una comunità numerosa e dispersa, è tutt’altro che secondario: portare i problemi collettivi davanti alle istituzioni.
Un esempio concreto arriva proprio dal Regno Unito.
Durante gli anni successivi alla Brexit, il Comites di Londra ha collaborato con la charity Settled a iniziative informative sull’EU Settlement Scheme, rivolte agli italiani alle prese con lo status di soggiorno e con le procedure burocratiche britanniche.
Nel corso degli anni il Comites londinese ha inoltre prodotto guide e iniziative informative su temi pratici per gli italiani in UK, come dimostra anche una guida dedicata alla ricerca di un alloggio pubblicata nel 2015.
Questo è probabilmente il terreno sul quale un Comites può essere più efficace: informazione, collegamento istituzionale, ascolto e rappresentanza collettiva.
Il vero problema non è soltanto il Comites. È la distanza dalla comunità.
Qui sta forse il punto centrale. Un organismo eletto dall’1-2% della comunità rischia di parlare soprattutto a quella piccola parte che già conosce il mondo dell’associazionismo italiano.
E Londra è cambiata enormemente. La comunità italiana nel Regno Unito non è più soltanto quella dell’emigrazione storica. È fatta di studenti, ricercatori, professionisti, imprenditori, famiglie, pensionati, lavoratori della ristorazione, creativi, giovani arrivati dopo la Brexit e italiani di seconda generazione.
Il Comites che funziona dovrebbe riuscire a parlare a tutti questi mondi. Non soltanto alle associazioni. Non soltanto ai partiti. Non soltanto agli italiani che frequentano le comunità già organizzate.
La vera sfida del 2026 è quindi trasformare il Comites da organismo conosciuto dagli addetti ai lavori a strumento riconoscibile dalla comunità.
Il paradosso della rappresentanza
C’è infine un paradosso. Più gli italiani partecipano, più il Comites ha forza politica e istituzionale nel rapporto con Consolato, Ambasciata e istituzioni italiane.
Meno partecipano, più diventa facile sostenere che si tratti di un organismo lontano dalla maggioranza della comunità.
Ed è qui che il voto del 4 dicembre assume un significato che va oltre i 18 nomi sulla scheda. La domanda non è soltanto chi vincerà.
La domanda è: quanti italiani decideranno di scegliere chi dovrà rappresentarli?
Nel 2015 furono 3.175 i voti validi a Londra. Nel 2021 furono 4.162. Nel 2026 la vera sfida potrebbe essere proprio questa: riuscire a portare il Comites fuori dalla sua piccola bolla e dentro la vita quotidiana degli italiani nel Regno Unito.
Perché un organismo di rappresentanza può anche avere 18 consiglieri, una sede, un bilancio e un regolamento. Ma la sua forza, alla fine, non si misura soltanto nelle carte.Si misura nelle persone che lo conoscono,















