
Londra (Francesco di Bella) Le frontiere non sono solo barriere geografiche: a volte si trasformano in linee sottili fatte di carte, firme e regolamenti.
È il caso del Regno Unito, dove l’ente governativo DEFRA (Department for Environment, Food and Rural Affairs) ha aggiornato le regole per l’importazione di latte crudo e prodotti lattiero-caseari trattati termicamente sotto la soglia della pastorizzazione. Un cambiamento che tocca da vicino l’Italia, Paese che del latte e dei suoi derivati fa un vanto culturale oltre che un settore economico di peso.
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Che cos’è DEFRA?
Il nome può sembrare un acronimo tecnico, ma dietro quelle cinque lettere c’è il cuore pulsante della politica britannica in materia di ambiente, agricoltura, alimentazione e benessere animale.
Il Department for Environment, Food and Rural Affairs è il ministero che, dal 2001, gestisce la sicurezza alimentare, l’agricoltura, la pesca e le politiche ambientali nel Regno Unito. In altre parole: DEFRA è l’istituzione che decide come devono arrivare i nostri formaggi, i nostri latticini e persino il latte crudo sugli scaffali britannici.
Il suo compito è duplice: da un lato proteggere i consumatori e la salute pubblica, dall’altro garantire che il mercato interno non venga esposto a rischi sanitari o a concorrenza sleale.
Cosa cambia per latte e derivati italiani?Dal 25 giugno 2025 e’ entra in vigore una stretta:
Niente più importazioni di latte crudo o prodotti lattiero-caseari trattati a meno di 72 °C (la classica pastorizzazione), a meno che non abbiano iniziato la stagionatura prima del 23 maggio 2025.

Per tutti i prodotti “a medio rischio” – come i derivati trattati sopra i 40 °C ma sotto la pastorizzazione – diventa obbligatorio l’uso del certificato GBHC416.
A questo documento va allegata una dichiarazione che certifichi la temperatura di trattamento. In mancanza di tale prova, le autorità britanniche potranno respingere l’intera spedizione.
La logica è semplice ma stringente: il latte crudo è considerato un alimento a rischio sanitario, perché può veicolare batteri patogeni se non adeguatamente trattato.
La normativa europea (Reg. 853/2004) e quella britannica convergono su una definizione chiave: latte crudo è quello che non è stato riscaldato sopra i 40 °C. Per evitare equivoci, DEFRA chiede ai produttori di dichiarare e documentare chiaramente il trattamento termico applicato.
Per un Paese come l’Italia, che esporta nel Regno Unito mozzarella, burrata, gorgonzola, parmigiano e molti altri gioielli caseari, queste regole non sono un dettaglio.
La filiera dovrà adeguarsi:
- certificati aggiornati su TRACES,
- documentazione trasparente sulle temperature di trattamento,
- attenzione particolare al rispetto delle nuove scadenze.
Chi non si prepara rischia di vedere le proprie partite respinte al confine, con costi e danni reputazionali difficili da recuperare.
Dietro l’apparente freddezza burocratica si nasconde una sfida molto concreta: continuare a portare nel Regno Unito prodotti che raccontano un pezzo d’Italia.
Che si tratti di una burrata pugliese o di un pecorino toscano, non basta più che siano buoni: devono essere anche accompagnati dal giusto certificato, con la giusta firma e con la giusta temperatura scritta nero su bianco.
DEFRA non è solo un acronimo, è la dogana invisibile che regola l’accesso del nostro latte e dei nostri formaggi al mercato britannico. E chi esporta non può permettersi di ignorarla.
















