La curiosità umana

1918

 E’ tipico dei bambini porre instancabilmente le domande del “perché” delle cose. Per fortuna, la voglia di sapere ed il chiedersi di eventi naturali che avvengono quotidianamente accompagnano l’essere umano lungo tutto l’arco della propria vita  E’ tipico dei bambini porre instancabilmente le domande del “perché” delle cose. Per fortuna, la voglia di sapere ed il chiedersi di eventi naturali che avvengono quotidianamente accompagnano l’essere umano lungo tutto l’arco della propria vita. In realtà, tale domanda accompagna sopra tutto lo scienziato per tutta la sua esistenza e gli pone incessantemente nuovi problemi. Ovviamente il livello di comprensione che questi ultimi raggiungono nella comprensione di alcuni fenomeni della natura è molto più profonda di altri che non sono specialisti del campo. Nonostante ciò, ogni essere pensante si pone o si può porre delle domande per capire alcuni degli scherzi che madre natura ci mostra giornalmente, a prescindere dalla professione che si svolge. Ciò che si vuole esprimere qui è che non bisogna essere uno scienziato per porsi certe questioni, ed in effetti, molto spesso, domande più che lecite provengono proprio da chi è meno contaminato da uno specifico settore di conoscenza, o addirittura non ne ha alcuno. Questo credo che sia straordinario, si deve smettere di pensare che la matematica sia incomprensibile, che la chimica sia difficile e che magari la fisica appartenga ad una esclusiva gabbia di matti. Il fatto è che il mondo in cui viviamo è piuttosto complesso e non sempre si riesce a trovare una descrizione di ciò che avviene in un linguaggio comprensibile alla maggioranza di noi comuni mortali. Tuttavia ci sarebbe una via di mezzo che si potrebbe trovare: noi tutti non specialisti dovremmo fare un minimo sforzo per avere una padronanza di base dei fondamentali di queste scienze matematiche, fisiche e naturali e gli specialisti, gli uomini di scienze, dovrebbero sforzarsi di esporre gli aspetti più complessi della scienza odierna in modo semplice e quanto più corretto senza ricorrere a tecnicismi o formalismi fisico-matematici di elevata complessità. E’ comprensibile che la ricerca di un tale linguaggio quotidiano sia estremamente complessa, specialmente per taluni argomenti più lontani dal nostro intuito classico (mi vien da pensare alla fisica quantistica). Qualche purista potrebbe dire che non sia possibile fare divulgazione scientifica. Questa non è la mia opinione, tentare di comunicare informazione scientifica a chi, non esperto, si pone lecite domande è un dovere di colui il quale dispone di quelle conoscenze tecniche che richiedono anni per essere utilizzare a dovere. E’ importante mantenere un collegamento tra scienza e vita quotidiana, scienziati e non-scienziati devono poter comunicare in una lingua comprensibile ad entrambi. L’obiettivo dei divulgatori è quello di trovare un linguaggio più completo ed  accessibile possibile ed ai curiosi si chiede di fare uno sforzo ed  applicarsi un minimo per soddisfare la loro sete di conoscenza e di  curiosità.

Diceva uno dei più grandi scienziati dello scorso secolo, Albert Einstein:

 “L’esperienza più bella che possiamo avere è il senso del mistero. E’ l’emozione fondamentale che accompagna la nascita dell’arte autentica e della vera scienza. Colui che non la conosce, colui che non può più provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere”.Teniamo vivo e vegeto questo senso che è proprio dell’essere umano, ciascuno adempiendo al proprio dovere e creando le condizioni giuste affinché chiunque voglia possa avere la possibilità di potersi documentare in modo più che ragionevole circa la complessità di ciò che ci avviene attorno.