Nell’Unione Europea la discriminazione verso le persone disabili è contro ogni ideale.

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Per la pace, la giustizia e la libertà :è necessario un quadro normativo sull’assistenza psichiatrica uguale in tutta la UE. E’ quanto abbiamo richiesto al dr.Hans-Gert Pottering Presidente del Parlamento Europeo.

 

Mentre i cittadini e la società in genere si chiedono il perché vengono disattese le priorità, come quelle derivanti dalla malattia mentale e non vengono urgentemente recepite, “l’urlo” delle famiglie dove insiste un handicappato psico-fisico verso le Istituzioni Italiane ed Europee, rimane per il momento inascoltato.

Le persone che portano nel loro corpo le disabilità, sono membri della nostra e della universale società civile ed in tale condizioni hanno il diritto di rimanere all’interno delle loro comunità e per questo devono ricevere il sostegno di cui hanno bisogno avvalendosi, se necessarie, di strutture che tutelino i loro diritti.

Il raggio d’intervento dovrebbe partire dai bambini alle persone adulte, tenendo ben presente le “Regole per le pari opportunità delle persone disabili” adottate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 1993.

Ma il termine disabilità ed handicap sono spesso utilizzati in maniera non chiara ed impropria determinando confusione e scarse indicazioni verso la politica decisionale ignorando le imperfezioni e le deficienze nella società.

Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità adottò una “Classificazione internazionale del danno sulla salute” facendo una chiara distinzione tra disabile ed handicappato.

Sotto gli auspici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la “Classificazione” è stata rivista, riconfermata e rinominata nel 2005 presentando un quadro normalizzato per descrivere la funzionalità e la incapacità che costituiscono elementi molto importanti per una corretta gestione della salute.

Il legislatore italiano ha introdotto il 5 febbraio 1992 nella “legge-quadro n.104 per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” il termine handicappato e nei principi generale all’art. 2 detta i “Principi dell’ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale e assistenza della persona handicappata”.

Disabile è colui/ colei che è privato di una forza fisica, sopravvenuta o congenita, di una certa incapacità fisica, ma conservante la lucidità mentale; handicappato è colui/colei che ha ricevuto uno svantaggio in partenza o un sopravvenuto ostacolo, un intralcio, una inferiorità interna che impedisce il manifestare il massimo della potenzialità più psichica e meno fisica.

Il fine e l’utilizzo di questa breve analisi delle due differenziazioni devono essere considerate alla luce ed alla stregua della realtà che insiste in Italia come in Europa, inoltre è quello di focalizzare l’attenzione sulle deficienze nell’ambiente e nelle attività organizzate della società che impediscono alle persone handicappate mentali di partecipare ad essere in uguali misure agli “altri” disabili.

La Risoluzione del Consiglio “Sanità” della UE del 18 marzo 1999 sottolinea “ l’importanza della salute mentale e la necessità di agire nel quadro della strategia comunitaria di salute pubblica”, come ci ha risposto la “Commissione per le petizioni” del Parlamento Europeo a n/s Petizione n.146/99 ( 29 maggio 2000 CM/412554IT. Doc PE 290.531) ( GU C del 24 marzo 2000 pag.1).

Dalla Risoluzione del Parlamento Europeo del 6 settembre 2006, si rileva quanto, in breve, segue :

a.)      una persona su quattro soffre di problemi di salute mentale;

b.)    ) il costo finanziario è stimato tra il 3% e il 4% del PIL degli Sati membri per un totale di 436 miliardi di euro Relatrice .Evangelia Tzambazi PSE, EL),

c.)    mancata adozione di una Direttiva a livello europeo ( da noi richiesta nella Petizione n.146/99;

d.)    decessi pere suicidi con più di 50.000 casi ( preceduti da disturbi mentali in nove casi su dieci.

Dal Rapporto curato dal Dipartimento Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2001  emergono dati impressionanti :

1.)    una persona su dieci è/o, sarà affetta da un qualsiasi disturbo mentale nella sua vita;

2.)    oltre 450 milioni di persone nel mondo soffrono di un disturbo mentale;

24 milioni circa di persone soffrono di schizofrenia grave

             20 milioni circa  di persone tentano il suicidio e almeno 1 milione di loro riescono nell’intento;

      3.)   50 milioni circa di persone soffrono di epilessia;

      4.)   70 milioni circa di persone abusano di alcool ( anticamera della depressione-ansia);

      5.)   il 12% del carico globale soffre di disturbi mentali;

      6.)   la depressione da sola è la causa principale di disturbi neurologici e si classifica quarta e fra 20                   

            anni diverrà la seconda malattia nel mondo;

7.)     la malattia mentale colpisce il 2% della popolazione di tutti i Continenti;

8.)     insiste  discriminazione sul “terreno” della malattia mentale ;

9.)     il “malato” va curato all’interno della sua comunità.

“Affrontare le sfide, costruire soluzioni”, è stato l’indirizzo della Conferenza Ministeriale europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 15 gennaio 2005 con la Risoluzione del 23 marzo 2006 sulle sfide demografiche e la solidarietà tra generazioni( Testi approvati P6_ TA [2006] 0115)

Nella “Giornata Internazionale dei Diritti Umani” che si è svolta a Singapore il 10 dicembre 2006 è emerso che il 64% degli Stati membri ONU non hanno mai emanata alcuna legge in “materia di malattia mentale” o possiede una normativa in tal senso.

Nella “Giornata mondiale della Sanità 2007” l’Organizzazione Mondiale  della Sanità ha inviato in tutto il mondo il messaggio di invito ad “investire mezzi finanziari sulla salute per costruire un futuro migliore”.

 

Questi pochi aridi dati statistici, ma molto significativi, indicativi, non ci distolgono dal pensare che gli “episodi di lucide follie” che avvengono quasi ogni giorno nel mondo compiuti da menti psicologicamente alterati o spinti da raptus, costituiscono una verità, una fondamentale dimostrazione di questo grave ed urgente disagio sociale che ci deve e deve richiamare tutti con urgenza alla realtà.

In ambito “Europa dei 27” data la diversificazione di ordinamenti giuridici di leggi e trattamenti socio-sanitari, necessita un quadro normativo legislativo uguale, una normativa d’adeguamento comunitario e tale che i membri dell’UE possono indirizzarsi in maniera omogenea e con meccanismi di perequazione per migliorare la qualità dei servizi, cure ed eventuale inserimento sociale dei “malati”, garantendo sicurezza ai cittadini ed ampia tutela della salute per i sofferenti psichici, cittadini europei che necessitano più degli altri della promozione della loro dignità e dei loro diritti.

L’Associazione “Cristiani per servire”, per mio intervento, nel quadro della strategia di salute pubblica della UE nel Ricorso n.44330/06 del 2.11.2006 alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo ha richiesto una Sentenza che si attendeva con fiducia :

 

1.)    che si dia inizio per un provvedimento comunitario, una Direttiva Comunitaria, relativo ai portatori di handicap psichici, ripeto, uguale e nella stessa misura in tutti i 27 Stati membri della Unione Europea;

2.)    che si possa da inizio all’adozione di servizi reali e specifici nell’ambito delle competenze economico-organizzative di ciascun membro UE, nel pieno rispetto della dignità delle persone malate psichicamente, cure adeguate in strutture ad alta tecnologia;

3.)    che si possa attivare la ricerca scientifico-farmacologica e sviluppo tecnologico comunitario sulla malattia mentale, come ogni comparto sanitario;

4.)    che si possa risolvere “il cruccio delle famiglie”di questi handicappati psichici attuando una formazione di un Fondo Economico Finanziario Speciale (dopodinoi) dove confluire quelle parti di patrimonio che per legge naturale andranno in eredità al “malato sopravissuto”, amministrato da un Ente Pubblico che costituisce naturale continuità che il singolo tutore, curatore, amministratore di sostegno non può garantire fisicamente. Inoltre per le persone indigenti un sostegno finanziario della Unione Europea.

 

Il 27 novembre 2008 la “Corte Europea dei diritti dell’Uomo” di Strasburgo ha comunicato con lettera prot.n.CEDH-LIT 1.OR [CD%] PC/ENI/ahu che il Ricorso n.44330/06 del 2 novembre 2006 è stato dichiarato irricevibile con la motivazione :”un diritto invocato che non figura tra i diritti e le libertà garantiti dalla Convenzione (quale ?).Ne consegue che il Ricorso è incompatibile rationae materiae con le disposizioni della Convenzione (?) ai sensi dell’art.35/3.La decisione della Corte è definitiva”.

Lascio ogni commento al cittadino di buona volontà.

In data 5 gennaio 2009 ho inviato al Presidente del Parlamento Europeo dr. Hans Gert Pottering una lettera ribadendo l’urgenza e la necessità di una strategia comunitaria intesa a migliorare la salute mentale delle popolazioni UE uguale e nella stessa valenza in tutti i 27 Stati UE.

Attendo una risposta.( ancora da pervenire a tutt’oggi : aprile 2009).

A questo proposito il Parlamento Europeo nel promuovere (solo?) un maggiore impegno verso la salute mentale “ chiede che sia attribuita una maggiore priorità nelle politiche sanitarie” disponendo del “Settimo Programma-Quadro per la ricerca” la “ capacità atta ad assecondare la ricerca sulla salute mentale”, “ patologie che in Europa ogni anno interessano 18,4 milioni di persone fra i 18 ed i 65 anni colpiti da gravi forme di depressione”. “Restituire, quindi, dignità ad un gran numero di persone “.

Prosegue la Risoluzione P6_TA-Prov. (2006)0341/2058 (INI) PE 378.313 del Parlamento Europeo “ esortando la Commissione Europea a sostenere la prosecuzione delle riforme negli Stati membri dove si è abusato della psichiatria, dell’uso di medicinali , del ricovero obbligato o di pratiche disumane” e “ ad inserire la riforma della psichiatria fra i punti da esaminare nel grado di adesione all’Unione Europea.”

In ambito europeo, Italia compresa, la parte della popolazione colpita da questo grave disagio sociale costituito dalla malattia mentale merita rispetto, comprensione e solidarietà contro ogni forma di emarginazione, segregazione e discriminazione.

La Risoluzione, sopra indicata, ci fornisce un quadro statistico davvero impressionante :

in breve sintesi :

1.)    un cittadino europeo su 4 è affetto da patologie gravi;

2.)    ogni anno 18,4 milioni di persone fra i 18 ed i 65 anni sono colpiti da forme di depressione;

3.)    una buona salute, se “indirizzata”, consente ai cittadini di svilupparsi sotto il profilo intellettuale ed emotivo;

4.)    i disturbi mentali, in ambito UE, hanno ripercussioni pesanti sulla qualità della vita;

5.)    le patologie mentali comportano costi economici enormi, stimati attorno al 3-4% del PIL degli Stati membri della UE;

6.)    nella UE ogni anno circa 58.000 persone commettono suicidi superiori al numero annuo di decessi causati da incidenti stradali o dall’HIV/AIDS e che i tentativi di suicidi sono 10 volte superiori a tale cifra;

7.)    taluni Paesi Europei fino all’85% delle risorse sono destinate alla salute mentale;

8.)    circa il 40% di tutti i detenuti soffrono di disturbi mentali.

Con mia lettera del 18 agosto 2008 indirizzata al Presidente del Parlamento Europeo richiedente, per l’ennesima volta al Parlamento, una normativa europea specifica sul trattamento della malattia mentale in Europa, con lettera prot. N. 316456 del 1 ottobre 2008 il dr.Hans-Gert Pottering attuale Presidente del Parlamento Europeo ci fa conoscere, in una dettagliata e lunga descrizione, come il Consesso in 61 punti “ritiene importante la promozione della salute mentale in UE, onde adottare una maggiore priorità nelle politiche sanitarie, ponendo l’accento sulla prevenzione  e sulla ricerca a livello europeo”.

Ci informa il dr.Hans-Gert Pottering con una circostanziata cordiale esposizione e di solidale espressioni di adesione alla nostra “battaglia”, che ringraziamo di cuore , in sintesi che “l’azione comunitaria può essere solo complementare alle politiche nazionali” ai sensi dell’art.152 del Trattato Europeo.

E proseguendo ci comunica che “ il 13 giugno 2008 a Bruxelles, in occasione della Conferenza di Alto Livello  “Insieme per la Salute ed il Benessere Mentale” della Unione Europea, è stato adottato il “Patto europeo per la salute mentale ed il benessere”, che individua quattro assi prioritari di intervento, prevenzione del suicidio e della depressione, salute mentale tra i giovani ed istruzione, salute mentale nel lavoro, salute mentale tra gli anziani.”

Inoltre che “ la lotta contro la stigmatizzazione e l’esclusione sociale è un elemento centrale e trasversale di tutte el suddette aree prioritarie.Al Patto sarà data attuazione nel corso di una serie di conferenze tematiche, che si svolgeranno tra il 2009 ed il 2010.”

Ed ancora che “ la Commissione per l’Ambiente, la Sanità Pubblica e la Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo, in considerazione della grande importanza della tematica, nel corso della riunione del 14-16 luglio 2008, ha deciso di redigere un rapporto di iniziativa legislativa sul tema della salute mentale in Europa”.

Dobbiamo dire che i nostri sforzi da ben 10 anni producono un risultato davvero lusinghiero e notevole.

Ricordiamo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 6 dicembre 2006 ha adottato la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, non ancora ratificato dal Governo Berlusconi, dove si proteggono i diritti e la dignità degli esseri umani colpiti da infermità e sottolineare una carenza significativa contenuta nella “Convenzione” non  apparendo attenzioni specifiche verso i malati mentali.

Si richiede al Governo Berlusconi un sollecito intervento atto a tutelare la salute di questi “cittadini” per le loro famiglie e la sicurezza a tutti i cittadini.

 

Il 22 dicembre 1953 Dag Hammarskjòld, secondo Segretario Generale delle Nazioni Unite, nell’affermare che tutte le persone sono state create uguali con pari opportunità e dignità disse “ per costruire un mondo di giustizia dobbiamo essere giusti”, mentre il dr.Hiroshi Nakajima Direttore Generale dell’OMS nella “Conferenza Internazionale sul disagio della mente umana” nell’Aula Paolo VI in Vaticano ( 28-29-30 novembre1996) disse: “…noi dobbiamo offrire delle strutture sanitarie e non luoghi di custodia”, poiché “le malattie mentali necessitano di essere affrontate tanto dal punto di vista medico, quanto da quello psicologico-sociale”. ( Dolentium Hominum n.34 Anno XII 1997 n.1 Pontificio Consiglio Pastorale per gli Operatori Sanitari).

Lapidario e reale concetto, che ci deve e deve far profondamente meditare, è stato espresso concretamente  dal dr. Gro Harem Brundtland Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ottobre 2001 a conclusione della Presentazione nel 2001 del Rapporto del Dipartimento Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità :

“ I Governi sono stati negligenti, così come lo sono state le Istituzioni Sanitarie Pubbliche. Per errore o per scelta, noi siamo tutti responsabili di questa situazione. In quanto Agenzia di Salute pubblica nel mondo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha una sola ed una sola strada : assicurare che la nostra sia l’ultima generazione a permettere che la vergogna e lo stigma regnino al di sopra della scienza e della ragione.

Nessun commento, aspettiamo, almeno dalla Unione Europea, che il “fare” faccia seguito al “dire”!

Vorrei finire con una frase molto significativa del S.Padre Giovanni Paolo II° : “ Andiamo avanti con speranza!”.