Londra – (Riccardo Liberatore) Era il 21 gennaio 2016 quando l’inchiesta ufficiale del Governo britannicosull’avvelenamento di Aleksandr Litvinenko, ex KGB poi diventato informatore per il Governo di Sua Maestà, concluse che con tutta probabilità il mandante dell’omicidio era stato Vladimir Putin. Litvinenko era stato tradito da una tazza di tè che conteneva del materiale radioattivo (polonio-210) bevuta in un albergo di Londra in compagnia di due agenti russi che, si scoprì in un secondo momento, avevano già tentato di ucciderlo in precedenza. In una conferenza stampa David Cameron, allora Primo Ministro, aveva verbalmente castigato il Presidente russo, annunciando che il Governo avrebbe congelato i suoi asset. Rispondendo a chi lo tacciava di essersi piegato allo Zar di Mosca, Cameron ribatté che avrebbe preso in considerazione altre sanzioni ma che era essenziale rimanere in buoni rapporti con la Russia per cercare una soluzione alla crisi siriana, dove Putin era riuscito a ritagliarsi una posizione di rilievo alle spalle degli Stati Uniti e al fianco di Bashar al-Assad e Recep Erdogan. Una vignetta pubblicata quel giorno sul Daily Telegraph ritraeva Putin avvolto dall’oscurità del suo ufficio, illuminato soltanto dalle cupole colorate della Cattedrale di San Basilio, nella Piazza Rossa, alle suo spalle, mentre sibilava al telefono con Cameron: “Parole forti Mr. Cameron, parliamone davanti una tazza di tè…”. Circa due anni dopo, l’avvelenamento di un’altra ex spia russa, Sergei Skripal, e di sua figlia Yulia (ancora ricoverati in ospedale), ha provocato un’escalation diplomatica che in pochi giorni ha portato all’espulsione di 23 diplomatici russi dal Regno Unito e ha determinato la creazione di un asse anti-Russia con la benedizione della Casa Bianca e dell’Ue. Venerdì 23 marzo i 28 paesi membri dell’Unione Europea hanno chiesto a Federica Mogherini di richiamare l’Ambasciatore europeo a Mosca, Markus Ederer. Donald Trump non è voluto essere da meno, ordinando lunedì l’espulsione di 60 diplomatici russi dagli Stati Uniti . Sono seguite espulsioni da parte dall’Italia (2), della Francia (4), della Germania (4) e di altri paesi alleati, dal Canada all’Ucraina, per un totale di 131 diplomatici. Un risultato per il quale la vedova di Aleksandr Litvinenko, Marina, combatte da oltre dieci anni, ma che probabilmente avrà un sapore amaro per lei e suo figlio.
Dunque, cosa è cambiato in due anni? Oggi, come allora, i due paesi sono ancora coinvolti nella Guerra civile siriana, con ruoli piuttosto simili: la Russia continua a sostenere il regime di Assad mentre il Regno Unito fornisce armi e assistenza ai ribelli. Anche se le sanzioni contro la Russia sono le stesse del 2014/15, il ricordo dell’invasione della Crimea si è annebbiato con il passare del tempo. Sicuramente le provate e presunte interferenze russe, rispettivamente nelle elezioni negli Stati Uniti e nel referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea del 2016, hanno contribuito ad avvelenare il rapporto tra Russia e Occidente, creando i presupposti (almeno mediatici) per una reazione. Ma forse la ragione che più ha determinato la risolutezza con cui hanno risposto all’incidente Theresa May ed altri esponenti del suo Governo – come il Ministro degli Esteri Boris Johnson, il quale ha pubblicamente appoggiato l’ipotesi di boicottare la Coppa del Mondo di calcio che si terrà in Russia quest’anno, paragonandola alle Olimpiadi del 1936 nella Germania Nazista – sta nella percezione pubblica che la leadership di May e colleghi sia debole e che il Paese stia ‘perdendo’ le trattative sulla Brexit.Eppure, per molti analisti l’avvelenamento di Skripal non costituirebbe un attacco diretto al Regno Unito, semmai un affronto alla sua sovranità. Il bersaglio sarebbe un altro. Per John Lough, fellow di Chatham House e esperto della Russia, “I russi ragionano in modo strategico e avranno pianificato questa operazione attentamente sia in termini della sua esecuzione che del suo impatto. Hanno voluto mandare un messaggio ai connazionali che oggi abitano nel Regno Unito e a coloro che magari stanno pensando di lasciare il Paese: ‘Il tradimento viene sempre punito, non sarete mai liberi di noi, non sarete mai al sicuro’.
Il fatto che abbiano preso di mira il 66enne Skripal otto anni dopo il suo trasferimento nel Regno Unito e quando ormai non aveva più segreti da raccontare, rinforza questa ipotesi.” L’obiettivo quindi non sarebbe quello di indebolire uno stato rivale quanto, come è evidente, di mettere a tacere una voce considerata ‘scomoda’, ma anche, o soprattutto, mandare un messaggio ai nemici russi di Putin in Gran Bretagna. I più noti sono miliardari come Boris Berezovsky, ucciso nella sua residenza milionaria di Ascot nel 2011 e considerato da alcuni il vero destinatario simbolico dell’uccisione di Litvinenko, suo amico. O Nikolai Glushkov, il braccio destro di Berezovksy, trovato morto nella sua dimora londinese la scorsa settimana, appena otto giorni dopo l’avvelenamento degli Skripal.
Tuttavia, secondo Chatham House il Governo britannico non dovrebbe limitarsi ad espellere diplomatici ma concentrarsi sugli amici di Putin che risiedono in Gran Bretagna. E sui loro soldi. Da qualche anno i molti ed elevati investimenti russi che sono piovuti nella capitale del Regno, soprannominata polemicamente ‘Londongrad’, hanno attirato l’interesse dei media e di attivisti come Roman Borisovich, ex assicuratore oggi alla guida di Clamp (The Committee for Legislation against Moneylaundering by Kleptocrats), un movimento anti riciclaggio che organizza tour guidati delle lussuose proprietà londinesi degli oligarchi russi. Nel 2015 Borisovich girò un documentario (intitolato From Russia With Cash) per denunciare la complicità del settore immobiliare della capitale nel riciclaggio di denaro sporco, fingendosi Ministro della salute del Governo russo a caccia di un appartamento grande “quanto i buchi nei conti del ministero.” Su sei agenti immobiliari da lui contattati, nessuno si oppose a questa richiesta. In alcuni casi si limitarono semplicemente a dire che non spettava a loro indagare la provenienza dei suoi soldi. Transparency International, una Onlus anti corruzione e riciclaggio, stima che una quota del mercato immobiliare britannico, per un un valore complessivo pari a circa 4.4 miliardi di sterline, sia stata acquistata con finanziamenti considerati ‘sospetti’. Un quinto – circa 880 milioni – apparterebbe ad individui di nazionalità russa.
Non è soltanto l’industria immobiliare ma l’intera economia britannica ad attirare capitali russi. Come ha notato Joshua Chaffin del Financial Times, poche ore dopo la decisione di May di espellere i diplomatici russi il gigante energetico russo Gazprom ha emesso un eurobond del valore di 750 milioni di dollari nella borsa di Londra. Il giorno dopo lo stesso Governo russo ha emesso un bond di 4 miliardi di dollari. Le misure intraprese dalla morte di Litvinenko ad oggi hanno appena scalfito il potere economico dei ‘russi d’Inghilterra’. Secondo il Brookings Institution, le restrizioni sui visti introdotte nel 2015 continuano a non essere sufficienti. Il Regno Unito potrebbe regolamentare più attentamente il mercato immobiliare e gli investimenti da parte di compagnie anonime. Potrebbe inoltre introdurre una propria versione del Magnitsky Act, ideato dal governo Obama nel 2012 in seguito all’uccisione nelle carceri russe di Sergei Magnitsky (avvocato che aveva denunciato un gruppo di alti funzionari di polizia russa per frode fiscale) che prevedeva il blocco dei visti e il congelamento degli asset di funzionari russi colpevoli di violazioni di diritti umani, ma che oggi è stato esteso a ufficiali di qualsiasi governo straniero implicati in crimini simili.
Liliya Scott, avvocatessa di origini russe che da più di 15 anni assiste suoi connazionali per le richieste di visto nel Regno Unito, ci ha spiegato in un’intervista come si stia diffondendo nella comunità russa d’oltremanica il timore che questa volta sia in atto un cambiamento che possa incidere sulla vita quotidiana di tutti, e non soltanto su quella di una manciata di miliardari. “Prevedo che le nuove sanzioni possano indirizzare altrove in Europa tanti investitori. Probabilmente rallenteranno le procedure di richiesta per i visti turistici e per i semplici ‘work visa’, penalizzando gli altrettanti numerosi russi che vengono qui per lavorare. Molti dei miei clienti hanno scelto di trasferirsi qui per far crescere i loro figli nel Regno Unito e soprattutto per permettergli di beneficiare dell’ottimo sistema di istruzione. Negli ultimi giorni diversi di loro hanno mostrato preoccupazione per un articolo uscito sul Times che chiedeva di proteggere le scuole dai ‘soldi sporchi’ dei russi, perché temono che quest’ostilità nei confronti della Russia possa riversarsi sui propri figli.” Anche per Katia Nikitina, fondatrice di Zima, popolare rivista della diaspora russa, le nuove sanzioni potrebbero penalizzare soprattutto coloro che cercano lavoro nel Regno Unito. Secondo Nikitina la reazione della comunità russa per il momento è stata piuttosto misurata, anche sui social media. L’atteggiamento è, comprensibilmente, di attesa.
Bisognerà aspettare per vedere se e come il Governo britannico darà un seguito concreto alle misure prese finora. Fatto non scontato, anche perché è noto che neppure Westminster sia totalmente immune dal ‘contagio’ russo. Le amicizie e gli interessi condivisi sono parecchi. Uno degli esempi più noti riguarda Oleg Deripaska, potente oligarca amico di Putin, il quale ha recentemente arruolato l’ex ministro conservatore Greg Barker e una compagnia di proprietà di Peter Mandelson, notabile del partito Laburista, nella sua compagnia EN+ energy.Questa settimana il partito Conservatore invece è stato accusato di aver ricevuto dal 2010 ad oggi più di 3 milioni di sterline in finanziamenti dalla Russia. Se il Governo vorrà davvero fare pulizia – e se queste accuse dovessero risultare essere fondate – probabilmente dovrà iniziare dalle proprie tasche. |