Gli effetti della pandemia sul mondo del lavoro

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(Londra – Martina R. Inchingolo) – La pandemia ha stravolto la nostra vita, compresa la parte lavorativa, portando dei cambiamenti che potrebbero cambiare il futuro del mondo lavorativo, anche in meglio.

London One Radio ha intervistato Barbara Quacquarelli, professoressa dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca (esperta delle organizzazioni aziendali), sui cambiamenti portati dalla pandemia nel mondo del lavoro.

Smart working é la parola chiave quando si parla di lavoro nel 2021, ormai da più di anno siamo abitutati a lavorare da casa per colpa del lockdown o per decisioni da parte di aziende che vogliono evitare la possibilità di un aumento dei contagi.

Un grande cambiamento che all’inizio é stato visto in maniera negativa ma che col tempo ha mostrato portare dei vantaggi che potrebbero cambiare il modo in cui lavoriamo.

Infatti la professoressa Quacquarelli ha spiegato che lo smartworking potrebbe migliorare lo stile di vita di un lavoratore e portare all’aumento delle sue energie.

“Normalmente funziona meglio perché siamo piu concentrati, si ha un maggior controllo della propria giornata di lavoro, si hanno meno interruzioni e anche si vive meno la fatica dello spostamento. Magari chi abita lontano dal luogo di lavoro, magari ci deve mettere un’ora ad andare e un’ora a tornare, in questo senso se ha una giornata impegnativa potrebbe avere più energia risparmiandosi questi spazi.”

Barbara ha voluto precisare che smartworking non vuol dire necessariamente lavorare da casa, ma include lavorare in un coffee shop vicino alla nostra abitazione, in breve ovunque ma non in ufficio.

Questo non solo aumenta il nostro livello di energia ma ci porta a non dover prendere decisioni nella sfera personale in base al nostro lavoro, per esempio invece di vivere in una casa più vicina al nostro ufficio si ha una scelta piu vasta.

Ma questo vantaggio non vale per ogni tipo di lavoro, perché ci sono delle aree lavorative dove l’ambiente dell’ufficio diventa essenziale.

“Invece le attività che richiedono una componente di creatività, di innovazione, hanno bisogno di una componente fondementale della vita umana che non é soltanto la socialità ma anche l’imprevisto. Cioè l’idea che mi viene parlando in una conversazione che non avevo progettato con un collega che vedo che si sta occupando di qualcosa che non è strettamente attinente con quello che sto facendo. Ecco, queste attività invece fanno fatica a svilupparsi a distanza.

“Quindi la creatività, l’innovazione che porta alla capacità di problem solving creativo richiede l’incontro tra le persone, lo stare insieme”

Nonstante alcuni eccezioni, Barbara pensa che questi cambiamenti rappresentano il passo successivo da prendere in ambito lavorativo.

“Noi avevamo già tutte le tecnologie per lavorare, come poi abbiamo tutti imparato a fare durante il lockdown, perché non la utilizzavamo? Perché un po’ tutti siamo conservatori, abitudinari e a un certo punto la pandemia ci ha costretto a fare anche dal punto di vista delle modalità di lavoro, un salto evolutivo.

“Abbiamo appreso velocemente che avevamo delle enormi potenzialità per fare in modo che la tecnologia ci aiutasse a ripensare il nostro spazio e tempo di lavoro.”

Per saperne di più sul mondo del lavoro post-pandemia potete guardare l’intervista completa sul nostro video.