Londra: Giulio Regeni per i 10 anni una marcia a Londra tra l’Ambascita d’Egitto e l’Ambasciata Italia

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LondonONE radio italoeuropeo Reggni la marcia per i 10 anni
LondonONE radio italoeuropeo Reggni la marcia per i 10 anni

Londra (P.B.O) Giulio Regeni aveva trent’anni e una curiosità gentile, di quelle che non fanno rumore ma scavano a fondo. Studiava, ascoltava, faceva domande. Credeva che capire fosse il primo passo per cambiare le cose. È bastato questo per farlo diventare scomodo.

A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, la comunità italiana a un momento di raccoglimento e impegno civile. Il 25 gennaio 2016 Giulio veniva rapito al Cairo. Dopo un decennio di ostacoli e mancate collaborazioni, la battaglia per la verità non si ferma. Chiedere giustizia per Giulio significa difendere la libertà accademica, la protezione dei ricercatori e l’idea che i diritti umani non siano mai negoziabili.

 

 

Da allora, Giulio Regeni non è più solo un nome. È una domanda che non smette di bussare. Una richiesta di verità che attraversa governi, tribunali, piazze. È il volto stampato sugli striscioni gialli, il silenzio ostinato di una madre e di un padre che non hanno mai accettato la parola “archiviazione”.

Il caso Regeni mette a nudo una contraddizione profonda: quanto valgono i diritti umani quando entrano in conflitto con gli interessi economici e geopolitici? L’Italia chiede giustizia, ma continua a intrattenere rapporti con l’Egitto. La diplomazia parla a bassa voce, mentre la società civile urla, marcia, ricorda.

Padre e madre di Reggeni

In questi anni ci sono stati depistaggi, versioni ufficiali che si sono sgretolate, responsabilità mai chiarite. Un muro di gomma che non ha però fermato la determinazione di chi chiede la verità. Perché il caso Regeni non riguarda solo un omicidio. Riguarda il diritto di fare ricerca, di informare, di pensare liberamente.

Giulio era uno studioso, non un eroe. Ed è proprio questo a rendere la sua vicenda ancora più inquietante. Se è successo a lui, può succedere a chiunque osi guardare dove non dovrebbe. La sua morte diventa così un monito, ma anche un impegno collettivo.

Ricordare Giulio Regeni non è un esercizio di memoria rituale. È una scelta politica, civile, umana. Significa rifiutare l’abitudine all’ingiustizia. Significa pretendere che la parola “verità” non sia negoziabile.

Giulio non può più parlare. Ma la sua storia continua a farlo. E finché resterà una ferita aperta, sarà nostro dovere tenerla alla luce, perché solo ciò che si vede può, prima o poi, guarire. IL 25 Gennaio a Londra, promossa, (da pd Londra, manifesto di Londra e Moving Forward) in ricordo per i 1o anni ci sara’ una marcia pacifica, da Audley Street, vicino all’Ambasciata d’Egitto, fino a Grosvenor Square, davanti all’Ambasciata d’Italia,  dove osserveremo un minuto di silenzio alle 18:41 – l’ora dell’ultimo messaggio di Giulio.

Sabato 25 Gennaio Ore 18:00 (6 PM) Nei pressi dell’Ambasciata Egiziana (South Audley Street, W1K 2PD)