Londra (P.B.O) Dal 12 al 15 aprile 2026, Verona torna a essere capitale mondiale del vino con la 58ª edizione di Vinitaly, un appuntamento che da quasi sessant’anni mette in dialogo produttori, buyer e mercati internazionali .
Non è solo una fiera: è un termometro. Qui si misura lo stato di salute di un settore che resta uno dei pilastri del Made in Italy, tra tradizione agricola e strategia industriale.
Il Ministro Antonio Tajani è intervenuto alla cerimonia di apertura della kermesse, che vede la partecipazione record di 433 buyer esteri provenienti da 45 Paesi, grazie all’azione congiunta del #SistemaPaese nella promozione dell’internazionalizzazione del sistema produttivo, attraverso il coinvolgimento della rete diplomatico-consolare e la collaborazione di ITA – Italian Trade Agency.
Con 4.000 espositori e 97.000 operatori provenienti da 130 Paesi, la manifestazione si conferma un punto di riferimento imprescindibile per il settore vitivinicolo internazionale.
L’impegno è parte integrante della #DiplomaziadellaCrescita, con l’Italia che si conferma primo Paese al mondo per volumi esportati, con una crescita costante negli ultimi quattro anni. Nel 2025, il settore ha raggiunto il 23,4% dell’export nazionale, per un valore di €7,8 miliardi.
Ma più dei numeri conta ciò che rappresentano: una filiera che va dal vigneto al mercato globale, passando per branding, turismo e innovazione.
Nonostante un contesto internazionale complesso — consumi in calo e inflazione — il vino italiano continua a navigare con sorprendente equilibrio.
- Nel 2024 l’Italia ha esportato vino per circa 8,1 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente
- Le stime più recenti parlano di 8,5 miliardi nel 2026, segno di una traiettoria ancora positiva
- L’Italia resta tra i leader mondiali, con una quota significativa del commercio globale
Una crescita trainata soprattutto da:
- vini spumanti (Prosecco in testa)
- premiumizzazione dell’offerta
- posizionamento forte nei mercati maturi
Se c’è un paese dove il vino italiano ha trovato una seconda casa, è proprio il Regno Unito.
- Nel 2024 l’export verso l’UK ha sfiorato gli 860 milioni di euro
- Rappresenta circa il 10–11% delle esportazioni totali italiane di vino
- È la terza destinazione mondiale per il vino italiano
Il consumatore britannico cerca qualità, riconoscibilità, storie. E il vino italiano — con la sua geografia infinita di territori e vitigni — risponde perfettamente a questa domanda.
A livello globale, il mercato del vino vive una fase di trasformazione:
- Il valore complessivo delle esportazioni mondiali si aggira intorno ai 35,9 miliardi di euro
- I volumi sono in leggero calo, ma i prezzi restano sostenuti
- Emergono nuovi mercati “premium” come Giappone, Corea del Sud e Sud-Est asiatico
In questo scenario, l’Italia gioca una partita intelligente: meno quantità, più valore.
Passeggiando tra gli stand di Vinitaly si capisce una cosa: il vino oggi è linguaggio.
Parla di sostenibilità, di identità territoriale, di innovazione tecnologica. Ma soprattutto parla di futuro. Verona, per quattro giorni, diventa una mappa del mondo.
E ogni bottiglia è una coordinata.
Vinitaly non è solo una fiera: è uno specchio. Riflette un’Italia che, nonostante tutto, riesce ancora a esportare bellezza — e a farla pagare il giusto prezzo.
E forse è proprio questo il segreto del vino italiano:
non si limita a essere bevuto.
Si lascia raccontare.
















