Londra (Redazione) – Nel Regno Unito si apre una nuova fase di forte tensione politica attorno alla leadership di Keir Starmer, travolto dalla crisi interna al Labour Party dopo i disastrosi risultati elettorali registrati nelle amministrative della scorsa settimana.
Il primo ministro britannico ha scelto di reagire con un discorso considerato decisivo per la sua permanenza a Downing Street, promettendo di “dimostrare che i suoi detrattori si sbagliano” e ribadendo di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Starmer ha definito il momento politico “una battaglia per l’anima della nazione”, avvertendo che un Labour indebolito rischierebbe di aprire la strada all’ascesa di Nigel Farage e del partito Reform UK.
La pressione interna sul leader laburista è però aumentata nelle ultime ore dopo la presa di posizione di Catherine West, deputata ed ex ministra degli Esteri, che ha annunciato la raccolta di firme tra i parlamentari del Labour per chiedere a Starmer di fissare un calendario per l’elezione di un nuovo leader entro settembre.
West aveva inizialmente ipotizzato una vera e propria sfida alla leadership, ma ha successivamente corretto la propria strategia, parlando della necessità di una “transizione ordinata” per il bene del partito e del Paese. Secondo la deputata, il premier “non è riuscito a ispirare speranza” e il suo discorso di lunedì sarebbe arrivato “troppo poco e troppo tardi”.
Sebbene l’iniziativa non abbia valore formale secondo i regolamenti interni del Labour — che richiedono almeno 81 firme, pari al 20% del gruppo parlamentare, per avviare una sfida ufficiale — il gesto viene interpretato come un vero voto politico di sfiducia nei confronti di Starmer.
La crisi si è aggravata dopo risultati elettorali definiti storici per la loro gravità: il Labour è arrivato terzo in Galles, ha mancato la rimonta in Scozia e ha perso oltre 1.500 consiglieri locali in Inghilterra, cedendo storiche roccaforti operaie come Sunderland e Barnsley proprio a Reform UK, mentre in diverse aree di Londra i Verdi hanno sottratto al partito importanti amministrazioni locali.
Nel tentativo di rilanciare la propria leadership, Starmer ha annunciato tre priorità immediate: la nazionalizzazione di British Steel, un nuovo accordo con l’Unione Europea e un piano rafforzato di garanzia occupazionale e formativa per i giovani.
Particolare rilievo ha assunto il capitolo europeo del discorso del premier. Starmer ha promesso di aprire una nuova stagione nei rapporti tra Londra e Bruxelles, sostenendo che il vertice UE di giugno dovrà segnare “una nuova direzione per la Gran Bretagna”. Tra le proposte avanzate figura anche un ampio programma di mobilità giovanile che consentirebbe ai giovani britannici ed europei di lavorare, studiare e vivere più facilmente nei rispettivi Paesi.
Il leader laburista ha dichiarato che il prossimo accordo con Bruxelles dovrà rafforzare cooperazione economica, commercio, sicurezza e difesa, segnando una netta discontinuità rispetto agli anni della Brexit. Nel suo intervento, Starmer ha attaccato direttamente Farage, accusandolo di aver “preso in giro il Paese” promettendo benefici economici e controllo dell’immigrazione che, secondo il premier, non si sarebbero mai concretizzati.
Intanto nel partito crescono le manovre per una possibile successione. Tra i nomi più citati figura quello del ministro della Salute Wes Streeting. Resta inoltre sullo sfondo la figura di Andy Burnham, che starebbe valutando un ritorno in Parlamento per candidarsi alla leadership, nonostante le resistenze del comitato esecutivo nazionale del Labour.
















