La fisica classica – ed il nostro intuito – ci dice che le caratteristiche principali di un oggetto sono direttamente osservabili.
La fisica classica – ed il nostro intuito – ci dice che le caratteristiche principali di un oggetto sono direttamente osservabili. L’energia, la posizione e la velocità sono alcune quantità fisiche tipiche che caratterizzano i corpi che vengono comunemente considerati in fisica Newtoniana. L’atto di osservare non implica necessariamente che lo stato del sistema in studio cambi. Ciò in fisica classica, non in quella quantistica! Il mondo quantistico è completamente differente da quello classico. In questo nuovo mondo, la posizione, la velocità, tra le altre quantità ordinariamente considerate in ambiente Newtoniano, non sono più fondamentali, essendo sostituite dal vettore di stato quantistico definito su uno spazio di Hilbert. Questo vettore non può essere osservato sperimentalmente in modo diretto. E’ come se ci fosse un “mondo nascosto” in meccanica quantistica, un mondo in cui si può accedere solo in modo indiretto ed imperfetto. Inoltre, nel mondo dei quanti, osservare significa disturbare: l’osservazione è un processo invasivo che di solito cambia lo stato del sistema! Niente di più contro-intuitivo direbbe l’uomo della strada: si immagini di guardare una partita di calcio e di poter modificare la traiettoria del pallone per mezzo della sola osservazione del medesimo. E’ importante sottolineare che i fenomeni quantistici non avvengono in uno spazio di Hilbert; essi avvengono in laboratorio. Visitando un laboratorio di fisica sperimentale, tutto ciò che si può vedere sono laser, sincrotroni ed apparecchi sperimentali per rivelare radiazioni di vario genere. Il fatto è che la fisica quantistica è una teoria fisica fatta di modelli teorici che vivono in spazi astratti (spazio di Hilbert), in spazi della mente, pur descrivendo fenomeni che effettivamente avvengono in Natura. Lo stato quantistico non è una entità fisica. Tuttavia, molti fisici, probabilmente la maggioranza, spinti dal bisogno irrefrenabile di crearsi un mondo realistico ed intuitivo, si creano dei modelli “classici” di questi oggetti quantistici. Tali modelli sono privi di qualsiasi fondamento sperimentale. Talvolta tali schematizzazioni portano a conclusioni bizzarre, ai cosiddetti “paradossi quantistici” . Questi paradossi non sono nella teoria quantistica, ma nella interpretazione errata che di essa si fa a causa del bisogno di esprimere il fatto di essere uomini che vivono in un mondo “apparentemente classico”. Nonostante questa profonda differenza, è straordinario il fatto che il mondo classico che l’uomo della strada vede tutti i giorni è in effetti un mondo limite che può essere riprodotto dalla fondamentale meccanica quantistica nel limite in cui si considerino scale temporali e spaziali proprie del mondo in cui viviamo.















