“Youth Experience”: visti di 12 mesi per giovani UE nel Regno Unito

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Three couples going back from the University

Londra (Rosita Dagh) – L’Unione Europea si dice pronta a grandi concessioni pur di avviare un nuovo programma che consenta ai giovani tra i 18 e i 30 anni di viaggiare e lavorare liberamente tra Regno Unito ed Europa, in quella che potrebbe essere la prima vera svolta nei rapporti post-Brexit.

Il progetto, ribattezzato “Youth Experience”, permetterebbe a migliaia di giovani europei di vivere e lavorare nel Regno Unito, e viceversa. Un passo che molti a Bruxelles considerano essenziale per rafforzare una futura cooperazione su temi strategici come difesa, energia e migrazione.

Fonti diplomatiche rivelano che l’UE sarebbe disposta a limitare i nuovi visti di lavoro a 12 mesi anzichè i 4 anni proposti nel 2024 ed evitando cosï il problema della libera circolazione, vietata con la Brexit.

Infatti, quando la Commissione Europea propose l’idea di un accordo di mobilità giovanile con soggiorni fino a quattro anni, sia i Conservatori che i laburisti si opposero. Dopo un anno di trattative, tuttavia, la pressione di paesi come Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio e Paesi Bassi ha riportato il tema al centro dei colloqui.

Una soluzione graduale, con visti di un anno prorogabili per uno o due anni, sembra ora avere maggiori possibilità politiche di successo, che emula l’approccio che il Regno Unito ha già adottato con 12 paesi extra-UE come l’Australia.

Anche figure di spicco della Brexit come l’ex ministro Steve Baker si sono dette favorevoli al progetto “Youth Experience”, sottolineando che “non si tratterebbe di un ritorno alla libera circolazione”, bensì di un’iniziativa limitata e regolamentata.

Non solo giovani: altri accordi in ballo

Il nuovo programma giovanile è parte di una trattativa più ampia basata su: difesa e sicurezza, carbon pricing, migrazione, energia, pesca e cooperazione su standard tecnici.

Durante il vertice Regno Unito-UE previsto per il 19 maggio a Londra, si punta a firmare una “intesa comune” che apra la strada a negoziati più dettagliati. Nessuna decisione finale è attesa per ora, ma l’ottimismo cresce. Tuttavia Steve Baker ritiene che un allineamento del Regno Unito alle norme alimentari europee comprometterebbe la possibilità di stringere futuri accordi con gli Stati Uniti.

“Il vero pericolo non è il programma per i giovani”, dichiara, “ma il rischio di reimporre vincoli UE che minerebbero la nostra indipendenza economica”.

Anche il Domestic Advisory Group, organismo consultivo previsto dagli accordi Brexit, spinge il governo britannico a rimuovere altre barriere commerciali, come quelle su farmaci e qualifiche professionali, e a facilitare la mobilità per musicisti e artisti.