London ( di Giada Consigli italoeuropeo) Il ministro degli Affari Esteri italiano Paolo Gentiloni si trovava oggi al Royal Institute of International Affairs, presso la Chatham House di Londra, per discutere la crisi del Mediterraneo. Il fulcro del dibattito è sempre lo stesso: sostenere il dialogo fra le nazioni in modo da risolvere il più possibile questo grave problema.
La questione diventa, difatti, ogni giorno più critica e nonostante i molteplici naufragi e la destabilizzazione causata dall’ISIS, l’accoglienza dei rifugiati rimane tuttora uno dei punti più controversi. L’Italia ha assunto un ruolo chiave, se non da protagonista, nelle operazioni umanitarie di sostegno verso i migranti che sbarcano sulle sue coste, ma da sola non può essere in grado di affrontare tutto questo. Le intenzioni di Gentiloni sono chiare: vuole proporre un’iniziativa indipendente di alto livello, il Rome Mediterranean Dialogue (MED), il cui obbiettivo è quello di stimolare nuove idee e ripensare gli approcci tradizionali alla questione mediterranea, sia a livello regionale che internazionale. [ in foto ministro Paolo Gentiloni ]
Già di recente il ministro aveva ribadito la necessità di sostegno verso Italia e Germania nelle operazioni di salvataggio e nel ridistribuire i rifugiati in maniera equa: fra le soluzioni da lui proposte, oltre al citato MED, vi è anche l’istituzione di un diritto d’asilo europeo, necessario per mantenere la circolazione nello spazio Schengen.
Moderato da Matt Frei, Europe Editor e presentatore di Channel 4 News, l’evento si è svolto con il titolo “Crisis Across the Mediterranean: Confronting Common Challenges” e ha visto la presenza di molti interessati, illustri e non: dopotutto, è questo un tema che riguarda tutti, nonostante molte nazioni persistano nel tirarsi indietro.
Mantenere l’Europa divisa in un periodo così critico è un grandissimo errore, le migrazioni non sono nuove nella storia dei popoli, ma nell’era della globalizzazione e dei social networks si è diffuso, purtroppo, un sentimento di insofferenza che va assolutamente abbattuto, migliorando e creando delle nuove strategie politiche di accoglienza, nel segno della sicurezza e della democrazia.
Non si vuole in alcun modo imporre delle misure che vanno contro la cultura di certi popoli, ma le minoranze nel più vasto contesto vanno tutelate, in modo da combattere l’odio e garantire aiuti economici.
Qualcosa sta cambiando nell’Unione Europea, ma ancora non è abbastanza.Vanno garantite delle misure comuni in caso di rimpatrio e soprattutto, va combattuto nel modo più assoluto il traffico illegale di vite umane: uno dei punti più critici, infatti, è il “ritorno” dei migranti e su di esso va ancora approfondita un’intera legislazione.
Non è facile spiegare quanto affrontare una simile impresa stia diventando sempre più insostenibile, soprattutto a quelle nazioni che continuano a tirarsi indietro in quanto tale problema”non è loro”, ma un giorno potrebbe diventarlo, incalza Gentiloni, ed è questo uno dei pilastri fondamentali della cooperazione internazionale.
La cooperazione internazionale è quindi essenziale nel piano di Gentiloni, che non esclude il sostegno da parte di investimenti privati, ma pure il coinvolgimento della Russia, e va condotta con diplomazia e multilateralità, in modo da superare i conflitti sia interni che esterni. [ in foto ministro Paolo Gentiloni ]
Quando si salvano delle vite, dopotutto, si è sempre dalla parte giusta della storia, ribadisce il ministro, ma il Mediterraneo non è solo sinonimo di disastro: la speranza è che quest’area torni un giorno ad essere il punto d’incontro fra diverse culture che è sempre stata nel corso dei secoli.
I migranti non arrivano solo sulle coste di Lampedusa, Lesbo, o che sia: i migranti arrivano in Europa e tutti gli stati membri devono condividerne il peso, in nome dell’umanità e dello spirito stesso dell’UE.
foto Giada Consigli italoeuropeo
in foto ministro Paolo Gentiloni e Matt Frei.
LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO GENTILONI ALL’AMBASCIATA ITALIANA A LONDRA
Le parole del ministro Gentiloni sono chiare rispetto a quei paesi che si rifiutano di collaborare nell’emergenza dei migranti: nell’Unione Europea non si può solo prendere. Nel corso della sua missione a Londra, il ministro ha spiegato come nell’incontro con Philip Hammond sia stato confermato il comune impegno nel cercare l’approdo positivo del negoziato in Libia, vista la comune disponibilità dei due paesi a collaborare, producendo un governo di unità nazionale. {continua a leggere qui}















