Controesodo: quando un medico decide di tornare in Italia.

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Alla presenza dell’ambasciatore Pasquale Terracciano e del console generale Massimiliano Mazzanti, si è svolto all’Istituto di cultura Italiana un interessante dibattito, organizzato dall’Italian Medical Society of Great Britain, sulla tematica del controesodo.

L’esodo e il controesodo, sono due parole che hanno assunto ultimamente una valenza del tutto nuova. La migrazione all‘estero è un argomento attuale e che non riguarda una singola figura professionale o una precisa fascia di età.

Tuttavia, per i medici la scelta di fare un esperienza all’estero ha caratteristiche e valenza diversa rispetto alle altre professioni.

Come emerso nel corso del dibattito, questo fenomeno ha diverse sfaccettature e deve essere quindi trattato dalle più svariate angolazioni e, proprio per tali motivi, è importante sottolineare che uno dei punti di forza di questo dibattito è stata la scelta di relatori molto diversi tra loro.

In particolare:
Lucio Fumi, presidente della Italian Medical Society of Great Britain, Oxofod.
Ezio Perillo, Giudice al Tribunale della funzione pubblica dell’Unione Europea, Lussemburgo.
Nicolò de Manzini, FRCS, Direttore del dipartimento di chirurgia generale, Università di Trieste, Presidente del collegio dei professori ordinari di chirurgia italiani.
Luana Ricca, chirurgo HPB, Dipartimento Chirurgico – ASL 1 Abruzzo L’Aquila-Avezzano Sulmona, Università degli Studi di Roma La Sapienza.
Stefano Palazzi, neuropsichiatra, UONPIA/CAMHS, AUSL e Università di Ferrara, e Derbyshire Healthcare NHS Foundation Trust.
Gianluca Fontana, Direttore Operativo, Centre for Health Policy, Imperial College, Londra.

 

 La serata si è aperta con i discorsi introduttivi dall’ambasciatore Terracciano e dal direttore dell’Istituto di cultura italiana Marco Delogu, che hanno brillantemente evidenziato quanto l’interscambio dei talenti tra paesi e una fonte di ricchezza per tutti i paesi coinvolti.

Inoltre, l’ambasciatore che spicca sempre per i suoi interventi piacevoli e intelligenti, ha anche raccontato che per un breve periodo è stato iscritto alla facoltà di medicina e quindi è, a suo modo, fosse un medico mancato.

A fare gli onori di casa, il Dott. Fumi che dopo i doverosi ringraziamenti agli sponsor della serata Worldwide Clinical Trials, Tassi & Co. Limited e The Italian Community ha introdotto l’argomento in chiave semantica.

Infatti, il dott. Fumi ha posto l’attenzione sui termini e parole come “Espatrio”, “Esodo”, “Contro-esodo”, “Diaspora”, analizzandone significato e accezioni. Spesso si dimentica il potere delle parole, quanto queste, come ha sottolineato egregiamente il dott. Fumi, siano importanti per comprendere e conoscere.

Al dibattito, sono state presentate prima di tutto due esperienze di controesodo diametralmente opposte tra loro. Il dott. De Manzini, che ha raccontato la sua esperienza di Contro-esodo di successo dalla Francia.

Un esperienza positiva sia perché ha permesso al dottore di tornare in Italia ma, soprattutto, perché ha dato la possibilità ad un professionista di portare in Italia un bagaglio di esperienze e conoscenze eccezionali che sono state messe a frutto sul territorio creando i classici “punti di eccellenza”.

La dott.ssa Ricca invece non ha avuto un ritorno facile, spinta da motivi personali, la dottoressa, per una serie di eventi non troppo fortunati, attualmente lavora in un dipartimento di chirurgia che non le consente di proseguire la sua carriera e formazione.
Di tutt’altro genere invece l’intervento del neuropsichiatra dott. Palazzi che ha analizzato il fenomeno del controesodo con un intervento dal titolo “La corsa del salmone”.

Il dott. Palazzi ha parlato del rimpatrio e delle difficoltà psicologiche ad esse legate. Puntando l’attenzione ad esempio, sulle difficoltà di adattarsi ad una realtà e ad un ambiente che non si riconosce più come familiare. Il rimpatrio è una po’ come una nuotata in controcorrente.

Infatti, tornando non solo ritroviamo i motivi e i problemi che avevano provocato il nostro espatrio, ma ad essi si aggiunge lo stress psicologico di un ritorno in una patria che possiamo non riconosciamo più come nostra. Potrebbe dunque succedere di sentirsi uno straniero nel proprio paese.

Inoltre, per comprendere quanto la realtà attuale sia fatta appunto di talenti in movimento, il direttore operativo del Centre for Health Policy Gianluca Fontana ci ha illustrato i numeri e i dati di questo fenomeno che registra una crescita costante e continua. 

A terminare, questa serie di interventi il giudice Ezio Perillo, che ci ha parlato dell’immigrazione focalizzando l’attenzione su come l’unione europea affronti queste tematiche, lasciandoci con alcune domande che hanno reso ancora più interessante il dibattito finale.
Ma vediamo di fare il punto, sappiamo che quando si sceglie di andare all’estero è quasi sempre per motivi professionali. Ma quali sono questi motivi nel caso dei medici?

[ in foto Lucio Fumi, presidente della Italian Medical Society of Great Britain, Oxofod.]

Ebbene, come è stato sottolineato in questo dibattito, la prima cosa da dire è che i numeri dicono chiaramene che l’Italia “sforna” molti più laureati in medicina di quanti ne ha bisogno, questo crea un gap tra la domanda e l’offerta. Inoltre, nel percorso di specializzazione non sempre è permesso ad un medico di forgiarsi come vorrebbe.

Un esempio tra tutti e il caso di chirurgia. Un chirurgo, ha una sola idea fissa, studio e operazioni.

Dalle esperienze raccontate emerge un dato certo, il numero degli interventi che un chirurgo effettua all’estero è sfacciatamente superiore a quello in Italia.

Ciò, unito ad una metodica molto più snella, da come risultato che un chirurgo opera come primo operatore in tempi nettamente inferiori all’Italia.

Altro punto che è stato evidenziato è come i primari all’estero siano più propensi a forgiare le nuove leve, e anche a lasciare subito la piena responsabilità di un intervento.

In francia, ad esempio, è molto comune che giovani medici lavorino da soli, ovviamente questo da una parte e positivo ma dall’altra crea uno stress sul dottore è enorme come ha evidenziato la stessa dott.ssa Ricca.

Dunque i motivi dell’esodo sono chiari e lampanti e dopo aver risolto i soliti problemi burocratici il medico parte, ma perché tornare in Italia? Perché il controesodo vi domanderete…

 

Nella maggior parte dei casi succede per motivi personali, la famiglia, gli affetti lasciati in Italia prevalgono sul lavoro e si decide di tornare a casa. Ma questo non è sempre facile, le problematiche puramente burocratiche o pratiche certamente non mancano.

Come per l’andata il medico si trova avanti dei muri fatti di traduzioni, riconoscimento titoli e ore di lavoro che spesso non vengono riconosciute. Il ritorno come la partenza non è una passeggiata.

Inoltre, può succedere che questo sia accompagnato da una delusione nel scoprire che spesso non è possibile continuare la carriera dal punto che si era raggiunto all’estero.
La realtà odierna necessita oggettivamente che il muoversi dal punto di vista lavorativo diventi più semplice e più immediato. Alle storie di successo si affiancano, purtroppo storie di difficoltà.

Non per tutti vale la stessa regola, c’è chi resta all’estero, chi torna in patria o chi alterna vita in Italia con esperienze in altre nazioni.

Tuttavia, come ha evidenziato il dott. Fumi, queste problematiche richiedono che si faccia di più. In particolare, a mio avviso, quando si parli di medici, bisogna ricordare che favorire la crescita professionale di un medico sia all’estero sia in Italia è un favorire il benessere comune ed è quindi una vittoria per tutti.

 

Presente ON AIR alla serata LondonONERadio ecco il link: https://www.spreaker.com/user/londonair/serata-evento-dallistituto-italiani-di-c

Media Sponsor dell’evento The Italia community di Alessia Affinita.