TERRORISMO NON HA RELIGIONE

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LONDRA(Rosita Pirulli)- Terrorism has no religion, questo è uno dei diversi slogan che emergevano dalla folla. Oxford Street   stata una delle zone di Londra più animate nei giorni 12 e 13 di questo mese. Così tra Festival del cioccolato, musicals, e tante celebrità, questa volta ad animare la capitale   stata una processione – pacifica   antiterroristica, indetta dalla comunità  islamica residente in UK. Ma per quale motivo e come mai non organizzarla prima? A quanto pare queste date ricorrono il decimo giorno del mese islamico  Muharram ,  periodo commemorato dai due gruppi islamici: Sunniti e Shia. Nonostante entrambi lo celebrino seguendo due diversi punti di vista i Sunniti lo ricordano come il giorno in cui Mosè fu salvato da Dio, spartendo le acque del Mar Rosso; lo Shia, invece, per non dimenticare l’omicidio di Ali, figlio maggiore del profeta Muhammad, durante la guerra di Karbala   si sono magnificamente uniti, dando una nuova ed importante sfumatura a questo loro grande momento:  Muslims united against terrorism ,  Islam promotes human rights . Questa grande manifestazione fa evincere quanto vogliano, ancora una volta, dimostrare l’importanza di saper porre dei limiti. L’Isis e l’11/09, infatti, continuano a minare, nei diversi cuori dell’Occidente, l’odio;  una parola, un sentimento , un impulso, che spinge loro, nella maggior parte dei casi, a seguire il famoso detto:  Fare di tutta l’erba un fascio . Ad alimentare il senso comune occidentale sulla comunità  islamica sarebbero anche  le molteplici interpretazioni sul referendum Brexit , o le continue affermazioni di Donald Trump, visibili a livello mondiale, le quali  sfociano su argomenti delicati, ponendo così  il concetto di integrazione su un livello arduo.


Ma proprio nel momento in cui i musulmani vogliono avvicinarsi al cuore occidentale, svelando l’altra faccia della medaglia, ecco che la loro voce viene taciuta. Come mai, infatti, la maggior parte dei media non ha ancora riportato un messaggio di tanta importanza, diffusosi in una delle nazioni, al giorno d oggi, più gettonate e riconosciuta con l’appellativo: Brexit? Anche i giornali locali hanno seguito le orme dei più  grandi. Una domanda, questa, ardua? Pare di sì. Ma a non tacere quasi del tutto la loro voce sono i diversi video postati su Twitter, i quali balzano agli occhi e testimoniano una simile iniziativa presa da questa comunità , nel 2016 ancora discriminata   su alcuni aspetti. Di conseguenza ciò  determina la continua mancanza  delle diverse organizzazioni intergovernative, come il Commonwealth, su uno degli assetti portanti dei loro obbiettivi: la pace mondiale, e il rispetto reciproco sui molteplici aspetti culturali e religiosi. Naturalmente la situazione non   tanto difficile come in passato, ma la presenza di sottili e spesse discriminazioni fa si che ci si continui ad avere problemi in diversi ambiti, tra i quali quello lavorativo. Come, dunque, risolvere determinati ostacoli? Partendo dal testimoniare simili avvenimenti, in modo da offrire una diversa angolazione della realtà , che potrebbe stimolare diverse persone a modificare loro determinate convinzioni. Ciò  potrebbe condurre loro ad accogliere una cultura differente e perché  no, accettarla, mettendo così  in pratica i precetti menzionati nelle costituzioni e che in realtà sono già insite nell’essere umano, ma che purtroppo fattori esterni determinano inconsapevolmente la nostra volontà , celandoli.