L’avevamo detto. La voce dei singoli non è che un fruscio nel vento, ma l’eco della verità non si schianta sul sibilo dei sospetti. "Quelli che già sapevano" col senno di poi sono profeti inattendibili, ma mesi addietro s’era anticipato, fatti e statistiche alla mano. Il jackpot da favola è stato vinto a quasi-fine estate, da una giocata esile, pochi euro, forse due soltanto. Brindiamo al neomilionario, che secondo tradizione resterà ignoto. Sul capo del concorso, però, pendono ancora legittimi dubbi. Perché, nonostante l’abbondanza di sistemini e sistemoni, alcuni con migliaia di probabilità, nessun colpaccio collettivo, nessun giocatore straniero, nessuna maxi combinazione ha battuto cassa alle ricevitorie? I maligni insinuano che è tutto preparato, che al cuor non si comanda, ma il computer è più facile da addomesticare; chi non gioca si dice pessimista, un po’ per scarsa fiducia, un po’ per indolenza. I mass media hanno mostrato la procedura di estrazione, per dare un tocco di chiarezza al machiavello, ma la canzone è sempre lo stessa: non vincerà nessuno di "noi", col plurale riferito ai comuni cittadini. L’operaio, la massaia, il nipote mandato dal nonno e che, di sfroso, tenta anche lui con le monete avanzate la sorte al banco dove non si può vincere.















