Home arrow Medicina arrow L’attacco di panico e le variazioni del 3° ventricolo cerebrale

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E’ una crisi di ansia intensa di breve durata con disturbi neurovegetativi. Il soggetto ha tachicardia, ad insorgenza improvvisa, presenta sudorazione, sensazione di soffocamento, contrattura dolorosa dei muscoli addominali…… ( vedi interno  importante foto dimostrativa)

 simile a quella che si ha nelle crisi di astinenza dagli stupefacenti, sensazione di morte imminente, paura di impazzire, senso di estraneità dall’ambiente.La cosa che caratterizza il vero attacco di panico che costituisce una sindrome a sé stante diversa dallo stato ansioso, è che si manifesta in pieno benessere e in assenza di pericoli reali che potrebbero esistere nelle catastrofi ambientali. Alcuni sintomi sono simili a quelli della epilessia temporale caratterizzata da senso di estraneità dall’ambiente, dalla sensazione di avere già vissuto la situazione attuale.  Nella epilessia temporale una vaga sensazione di pericolo è presente, ma è di minore intensità rispetto all’attacco di panico. La diagnosi differenziale è difficile anche per un medico, essa richiede un controllo elettroencefalografico. Nell’attacco di panico il paziente appare irrequieto, non può mantenere a lungo la stessa posizione, cambia continuamente stanza. Quasi sempre deve interrompere la sua attività lavorativa chiedendo soccorso. E’ bene precisare che il panico non è dovuto allo stress, come spesso è detto, non è una malattia mentale e non ha niente che lo leghi alla schizofrenia. Nei soggetti che fanno uso di tranquillanti sono aumentate le crisi di panico e spesso sono proprio il motivo per il quale il soggetto non riesce a smettere l’assunzione dei farmaci. L’insorgere della crisi di panico può essere indipendente da qualsiasi stimolo ma spesso viene provocata da piccoli stimoli che non darebbero alcuna reazione in soggetti normali. L’autore è riuscito ad eseguire un ecoencefalogramma su una giovane donna dedita ai tranquillanti che aveva delle vere crisi di panico caratterizzate da midriasi bilaterale con riflesso alla luce presente, tachicardia, istantanea apnea di qualche secondo e sensazione di morte imminente.Il soggetto rimaneva cosciente per tutta la durata dell’attacco che si risolveva in pochi minuti. L’ecoencefalogramma all’inizio mostrava immagini normali del terzo ventricolo. Durante l’attacco, invece, mostrava una forte dilatazione del terzo ventricolo con la presenza delle serrated spikes che indicherebbero il passaggio dell’anidride carbonica allo stato gassoso che, interferendo sui campi magnetici cerebrali, sarebbe la causa di  perturbazione di processi psichici e inibizione della ventilazione. La pressione endooculare della paziente, già bassa per l’uso dei tranquillanti, diminuiva ulteriormente durante l’attacco di panico a valori vicini a quelli del cadavere (5 mm Hg.). Questi dati indicano una notevole diminuzione della pressione liquorale. Nel soggetto che è in preda alla paura la pressione endooculare diminuisce, mentre aumenta se è infuriato.

 

TECNICA

E’ stato usato un ecoencefalografo di tipo A in grado di registrare membrane dello spessore di centesimi di millimetro. Per le riprese all’oscilloscopio, una fotocamera a motore 6 x 6 ha eseguito le 12 diapositive a colori in sequenza continua al ritmo di una foto al secondo. La ripresa continua ha permesso di evidenziare un evento di particolare interesse: la dilatazione del terzo ventricolo è istantanea. Per i primi sette fotogrammi il diametro misurato alla base della cuspide centrale a cavallo del numero 25 che corrisponde al terzo ventricolo oscilla ad ogni pulsazione intorno a 8 mm. All’ottavo fotogramma, cioè dopo un secondo, il diametro trasversale appare raddoppiato. E’ di 16 mm. Sono apparse le punte seghettate che indicano il CO2 allo stato gassoso  La dilatazione del terzo ventricolo si mantiene fino all’ultimo fotogramma. Un altro particolare di notevole importanza è che all’ottavo fotogramma è comparso il CO2 indicato dalle serrated spikes anche nel ventricolo laterale. Il significato di questi dati, secondo l’autore, è il seguente: nell’attacco di panico si verifica un crollo istantaneo della pressione liquorale nei ventricoli laterali per improvvisa diminuzione della pressione venosa addominale, come avviene nelle lipotimie. La frequente contrazione dei muscoli addominali nell’attacco di panico ha la finalità di aumentare la pressione venosa e di conseguenza anche quella liquorale. I forami di Monro, secondo l’autore,  si possono paragonare a degli sfinteri come quelli presenti nelle vene, contribuirebbero a mantenere in limiti fisiologici il diametro del terzo ventricolo, regolando la quantità di liquor nella cavità. Si sa da molti anni che la vasopressina agisce sul tono venoso come la noradrenalina agisce sulle arterie. Negli studi precedenti, fatti dall’autore sugli anticoncezionali, il blocco della vasopressina sarebbe responsabile, fra l’altro, delle vene varicose nelle donne e delle trombosi cerebrali favorite dall’ipotonia venosa.  La diminuzione della pressione nei ventricoli laterali tenderebbe ad aspirare il liquor dal terzo ventricolo attraverso i forami di Monro. Il CO2 disciolto nel liquor passerebbe allo stato gassoso, come avviene quando si toglie il tappo da una bottiglia di acqua gassata.L’autore ha motivo di ritenere che l’azione della volontà sul controllo della paura si possa esercitare sul sistema valvolare dei forami di Monro impedendo di conseguenza la liberazione del CO2 del terzo ventricolo per il rapido passaggio del liquor nei ventricoli laterali. L’istantanea apnea temporanea sarebbe dovuta a quello che possiamo chiamare “effetto Pappenheimer” Questo autore ha dimostrato sperimentalmente che il CO2 gassoso introdotto nei ventricoli cerebrali provocava ipoventilazione.La conferma di questa azione inibente sul respiro è la cianosi periferica e la ipoventilazione nella fase depressiva nei soggetti in stato di ebbrezza alcolica.La presenza di CO2 nei ventricoli cerebrali, dovuta all’alcool, è stata rilevata dall’autore di questo lavoro nella comunicazione del 1973.